Google Chrome: un Ad-Blocking integrato nel browser?

Secondo il Wall Street Journal, Mountain View starebbe per includere un sistema di blocco della pubblicità sulla prossima versione del browser sia per desktop sia per mobile

di Caterina Varpi
20 aprile 2017
google-sede

Google starebbe per scendere in campo nel mondo dell’Ad-Blocking: Mountain View starebbe per includere, a quanto riporta il Wall Street Journal, un sistema di blocco della pubblicità sulla prossima versione di Chrome, sia per desktop sia per mobile.

L’Ad-Blocking, che dovrebbe essere attivato manualmente dagli utenti, andrebbe a rimuovere tutti quegli annunci pubblicitari non accettati dalla Coalition for Better Ads (leggi l’articolo dedicato), come pop-up, video in autoplay e prestitial (formati pubblicitari a tutto schermo che appaiono prima del caricamento di una pagina web). La società starebbe ancora definendo il mondo di implementare la nuova funzione: fra le possibilità, l’eliminazione di tutti i banner della pagina se questa ne contiene almeno uno fastidioso oppure il blocco del singolo banner che non soddisfa i requisiti richiesti.

In questo modo Big G cercherebbe di rendere la navigazione più veloce e fluida per gli utenti, motivo per cui ha realizzato progetti quali le Amp.

Sulle ragioni della mossa di Google, che vede la maggior parte del suo fatturato arrivare dalla pubblicità, ci sarebbe l’interesse da parte della società a convincere gli utenti a non usare strumenti di altre realtà.

Grazie alla grande diffusione del browser e agli aggiornamenti automatici, un sistema di Ad-Blocking integrato in Chrome diventerebbe in pochissimo tempo la soluzione più usata, andando a infastidire altre società, che richiedono il pagamento di una quota a chi vuole rientrare in una whitelist per essere esclusi dal blocco.

Il peso della mossa è evidente se si considera la diffusione di Chrome. Secondo gli analisti di Net Market Share, nel marzo scorso il browser di Google aveva il 58,6% del mercato mondiale, seguito a distanza da Internet Explorer (18,9%), Firefox (11,8%), Microsoft Edge (5,6%) e Safari di Apple (3,4%).

Allo stesso tempo Big G andrebbe ad acquistare un peso maggiore nel processo volto a stabilire quale sia una pubblicità accettabile. “Non commentiamo le speculazioni. Stiamo lavorando a stretto contatto con la Coalition for Better Ads e il settore pubblicitario per esaminare i diversi modi in cui Google e altri membri della Coalizione potrebbero supportare gli standard di Better Ads”, ha detto un portavoce di Google.

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