Google cambia: il nuovo algoritmo è più mobile

Il cambiamento a partire da maggio. Le piattaforme online non realizzate con logiche responsive saranno penalizzate sulle Serp

di Caterina Varpi
18 marzo 2016
google-logo

Dopo il Mobilegeddon di aprile 2015 e il lancio delle Amp, Google torna ad ampliare i suoi sforzi per migliorare l’esperienza da mobile sul motore di ricerca, per venire incontro alla sempre maggiore crescita di traffico da dispositivi mobili rispetto a quella da desktop.

A partire da maggio, Google cambierà nuovamente l’algoritmo amplificando l’importanza della compatibilità per il mobile dei siti. Le piattaforme che non sono ottimizzate per una perfetta visualizzazione dai device mobile saranno penalizzate sulle Serp e si vedranno scavalcate da siti sviluppati secondo logiche responsive.

Klemen Kloboves, ingegnere della società, ha spiegato in un post sul blog della società: “Cercare su Google una risposta buona e rilevante, non dovrebbe dipendere dal device utilizzato. Si dovrebbe ottenere la migliore risposta a un’interrogazione su smartphone, tablet o desktop”.

I siti che non superano il test per verificare se il sito è mobile-friendly dovranno correre ai ripari in poche settimane.

L’azienda raccomanda agli editori di abbandonare le tecnologie proprietarie e sperimentare le tecnologie HTML(5) – CSS – JavaScript, per passare al responsive design e sviluppare siti che offrano la stessa esperienza di navigazione attraverso un’ampia gamma di device.

Uno studio di Adobe sulle attività dei consumatori su siti di marca dal secondo trimestre 2014 al secondo trimestre 2015 ha rilevato che il traffico organico a siti non ottimizzati per la visualizzazione da device mobili è sceso del 10% nei primi mesi dopo il Mobilegeddon. Questo ha inciso anche sui budget marketing: il calo del traffico sui siti a fatto salire i costi della spesa per la ricerca su mobile con un cost per click in aumento del 16% anno su anno mentre il tasso di click-through è sceso del 9% rispetto allo stesso periodo. In altre parole, le imprese hanno quindi pagato di più per meno traffico.

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