Getty Images “libera” 35 milioni di foto. In cambio? dati e (forse) pubblicità

Da oggi, gran parte dello sterminato archivio fotografico è liberamente usufruibile per scopi non commerciali attraverso un sistema di “embed” simile a quello dei video su Youtube

di Simone Freddi
06 marzo 2014
La schermata che consente di "incorporare" le immagini di Getty
La schermata che consente di "incorporare" le immagini di Getty

Tasto destro su pc o “mela+shift+4” su Mac. Alzi la mano chi non ha mai usato questi comandi per appropriarsi e magari riciclare una bella foto su internet. E’ solo uno dei tanti modi con cui milioni di utenti usano le immagini che trovano in rete, più o meno lecitamente.

In questo scenario, Getty Images rompe gli indugi e compie un passo che potenzialmente può rivoluzionare il mercato delle immagini online: il più grande archivio fotografico digitale al mondo infatti ha reso disponibili gratuitamente ben 35 milioni di foto, ossia gran parte del proprio database, per l’uso non commerciale.

In cambio, viene chiesto agli utenti di utilizzare un servizio di embedding che incornicia l’immagine in un riquadro dove appaiono il marchio di Getty, il credit del fotografo, il riferimento ai termini della licenza e i bottoni per condividere l’immagine sui social.

Oltre ai normali bottoni di acquisto, di ricerca, di download dell’anteprima e di sharing, ora le foto di questo grande archivio digitale sono accompagnate dal simbolo “”, che produce il codice per incorporarle.

L’offerta di embedding vale anche per le testate giornalistiche, purché utilizzino le immagini all’interno di un articolo o di un contenuto editoriale. A pagamento restano comunque alcune sezioni, tra cui i reportage.

Abbiamo provato il servizio, scegliendo una curiosa “famiglia” a bordo di una berlina rossa.

La schermata che consente di “incorporare” le immagini di Getty

 

Ed ecco il risultato:

Il svolta davvero “epocale” nell’ambito della distribuzione delle immagini online compiuta da Getty muove proprio dal fatto che risulta ormai impossibile arginare il fenomeno dell’uso improprio delle stesse da parte degli utenti, come ha spiegato il vice presidente dell’agenzia Craig Peters:

“Cominciamo a notare seriamente l’entità dell’infrazione delle regole in Rete sul copyright. In sostanza tutti oggi sono editori grazie ai social media e alle piattaforme di self-publishing. Ed è incredibilmente facile trovare contenuti online e fare clic col pulsante destro del mouse. La stragrande maggioranza sono editor indipendenti che in genere non sanno nulla di copyright e licenze e che semplicemente non hanno alcun budget per sostenere le loro esigenze di contenuto

Ciò premesso, il nuovo servizio di “embed” di Getty Images in prima istanza garantisce la corretta attribuzione alle immagini. Inoltre, tutte linkeranno direttamente al sito dell’azienda e alla pagina dove è possibile acquistare la fotografia per chi voglia usufruirne commercialmente.

Ma i risvolti più interessanti per Getty potrebbero esserci su altri due fronti: dati e pubblicità.

Una volta che le immagini sono incorporate, Getty ha molto più controllo su di loro. I nuovi “embed” infatti sono basati sullo stesso tipo di codice iframe che consente di incorporare un tweet o un video di Youtube. Ciò significa che l’azienda potrà anche inserirvi una qualche forma di annuncio pubblicitario, o raccogliere informazioni sugli utenti. “Certamente ci abbiamo pensato, che si tratti di dati o pubblicità”, ha ammesso lo stesso Peters, anche se tali caratteristiche non fanno per ora parte del servizio.

 

 

 

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