Dietro-front di 3: non lancerà più il suo ad blocker

La compagnia non intende più introdurre un filtro anti-pubblicità per i suoi clienti, ammettendo contrasti con Google e con l’authority britannica. La telco sarebbe però al lavoro per offrire al mercato un servizio finalizzato a inviare adv più mirata

di Simone Freddi
04 novembre 2016
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Alla fine, H3G ci ha ripensato: la 3 non lancerà più il suo temutissimo ad blocker.

Lo ha detto Tom Malleschitz, Chief Marketing Officer di Three (brand con cui H3G opera nel Regno Unito), ammettendo che i test delle funzionalità di ad blocking condotti nella prima parte dell’anno in Italia e Regno Unito hanno dato fastidio (l’espressione utilizzata è un più colorito «Pissed off», ndr) a molti, tra cui Google e l’Ofcom, ossia l’authority delle comunicazioni britanniche.

Lo scorso febbraio, la compagnia aveva annunciato di aver avviato una collaborazione con la società tecnologica Shine per testare un filrto anti-pubblicità da offrire ai suoi clienti in Regno Unito e in Italia, apprestandosi così a diventare il primo carrier europeo a consentire ai propri clienti di bloccare la pubblicità su smartphone e tablet. Allora, la 3 aveva sostenuto che il suo obiettivo non era quello di eliminare del tutto la pubblicità mobile, ma piuttosto dare ai clienti più controllo e trasparenza sui tipi di annunci che visualizzano sui loro telefoni.

Nonostante i test condotti, condotti su gruppi circoscritti di utenti, abbiano avuto successo, con “l’86% di clienti soddisfatti”, il Gruppo 3, che ha nove milioni di clienti nel Regno Unito e oltre 10 in Italia (dove però la compagnia si sta fondendo con Wind), sembra aver rinunciato all’idea di lanciare il filtro.

«Non crediamo che il blocco degli annunci sia la soluzione» per la pubblicità mobile, ha detto Malleschitz all’Ad:Tech di Londra, secondo quanto riporta Marketing Week. «Siamo uno dei più grandi inserzionisti nel paese e io so se ti ho seccato con il mio annuncio, perdo soldi. si tratta piuttosto di creare qualcosa che è stimolante e pertinente».

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Thomas Malleschitz

Malleschitz ha parlato di come l’annuncio iniziale della società avesse “infastidito” la Ofcom, Google e altri di media owner, e di come la compagnia avrebbe ricevuto minacce di “ban” per tutti i clienti di Tre dalla navigazione sui siti, ma ha sottolineato come queste reazioni fossero dettate dalla «scarsa conoscenza di quello che vogliamo fare veramente».

Il reale obiettivo di Tre, infatti, sarebbe quello di continuare a lavorare con Shine per lanciare un servizio che consentirà di erogare pubblicità “più mirata” per i clienti, usando in particolare la grande mole di dati sui clienti di cui è in possesso.

Al momento non è chiaro quale sarà la natura di questo lancio, in ogni caso le parole di Malleshitz avvalorano l’impressione, di cui vi abbiamo parlato anche su Engage, che l’interesse degli operatori di telecomunicazioni per l’ad blocking sia legato alla volontà di lanciare un implicito messaggio al mercato pubblicitario: ventilando la possibilità di bloccare gli annunci su larga scala, le Telco rimarcherebbero il proprio ruolo di porta d’accesso obbligata al pubblico-target delle campagne, soprattutto nei confronti dei servizi OTT come WhatsApp o anche Facebook, che di fatto si appoggiano ai loro servizi di connettività gratuitamente.

In particolare, secondo il manager la Tre sul fronte dei dati avrebbe molto di più da offrire rispetto a Google e Facebook. «Sappiamo molto di più sui clienti e abbiamo dati molto migliori. Quindi, se un marketer può capire come tradurre tutto questo nell’occasione di offrire un’esperienza gradevole e sorprendente al proprio target, vi è grande opportunità».

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