Buzzoole lancia una tecnologia contro le frodi nell’influencer marketing

Il nuovo strumento della società guidata in Italia da Gianluca Perrelli permette di individuare account non autentici e quindi offrire agli inserzionisti un panel di influencer capaci di garantire un’audience reale

di Caterina Varpi
28 febbraio 2019
Gianluca Perrelli
Gianluca Perrelli

Buzzoole, influencer marketing solution provider, ha sviluppato una tecnologia proprietaria che permette di individuare account non autentici e quindi offrire agli inserzionisti un panel di influencer capaci di garantire un’audience reale.

Buzzoole analizza i dati effettivi di performance dei canali dei creator (first-party data) attraverso l’accesso agli insight di ogni singolo account. L’analisi di questi big data ha un triplice scopo: fornire al creator una dashboard delle sue performance online, dare alle aziende informazioni più complete sugli influencer da coinvolgere e un quadro preciso dei risultati, nonché permettere all’algoritmo di Buzzoole GAIIA di individuare i creator più adatti a una specifica campagna, che non fanno uso di pratiche fraudolente.

La tecnologia di Buzzoole, illustrata dal white paper “Combattere le frodi dell’Influencer Marketing”, combina diverse metodologie per capire se un creator è affidabile o se il suo coinvolgimento in campagne di influencer marketing può comportare rischi reputazionali per l’azienda committente.

Il numero dei follower di un account è visibile a tutti, ma quello della reach (portata), ossia del numero di persone che effettivamente hanno visto un post, è visibile solo dalla piattaforma. L’analisi del rapporto tra reach e follower è il principale indicatore di genuinità. Se, analizzando una molteplicità di post, questo rapporto risulta essere troppo basso si potrà avere il ragionevole sospetto che il creator abbia un’alta percentuale di follower falsi o inattivi, magari frutto di un acquisto “illegale”.

Inoltre, ogni persona raggiunta può lasciare solo un like e dei commenti, dunque se le interazioni risultano di molto superiori al numero delle persone raggiunte realmente vuol dire che è stata messa in atto un’attività fraudolenta di generazione automatizzata dell’engagement.

Le informazioni sul paese di provenienza dell’audience di un influencer sono estremamente utili per avere indizi su eventuali attività poco chiare. Ad esempio, se un profilo italiano mostra un’audience proveniente prevalentemente o in larga parte da paesi non in linea con la nazione di origine o in cui operano “server farm” di fake, l’algoritmo lo segnala come sospetto, restituendo la percentuale di “suspicious audience”.

I dati raccolti da Buzzoole, spiega in comunicato, permettono di sapere con esattezza il numero di follower online in tutte le ore della giornata. La comparazione dei follower online e dei follower accumulati da un account dà un’indicazione utile a capire mediamente quanti follower inattivi può avere un creator.

Gli insight a disposizione della piattaforma riescono a determinare il numero di visite al profilo di un certo influencer. Questa informazione combinata all’analisi della crescita dei follower, nel tempo, può diventare un segnale molto utile.

Fake_detection_buzzoole

«Come per altre forme di digital advertising, anche l’influencer marketing pone sempre più attenzione nei confronti di ad fraud e brand safety, tematiche cruciali quando si tratta di garantire la reputazione di un brand – commenta Gianluca Perrelli, Chief Marketing Officer & Country Manager di Buzzoole Italia. – Dalla sua nascita Buzzoole è in prima linea per aiutare le aziende a individuare creator trasparenti, garantendo al contempo la conformità alle nuove regolamentazioni di settore. Per questo, grazie alla nostra tecnologia proprietaria e a un approccio data-driven, ci impegniamo a comprendere la genuinità delle performance dei creator coinvolti nelle campagne rispondendo concretamente alle esigenze di un mercato in continua crescita ed evoluzione come l’IM».

La crescita vertiginosa dell’influencer marketing, infatti, ha dato luogo a fenomeni di distorsione del mercato, in grado di danneggiare gli investimenti delle aziende. Uno studio di Buzzoole ha stimato che una quota tra il 15% e il 20% degli account Instagram ha adottato pratiche fraudolente, come l’acquisto di follower o di interazioni. I brand iniziano ad esserne consapevoli, tanto che una recente survey eConsultancy ‘Influencer Marketing 2020’ ha rilevato che il 42% degli intervistati considera prioritaria l’esigenza di poter disporre di strumenti volti a garantire la genuinità dei follower degli influencer.

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