Ad blocker nei browser. Giangiacomo Corno: «Una possibile opportunità per la nostra industry»

L’integrazione dei filtri anti adv nei browser può spingere il mercato a una riqualificazione dei prodotti a favore di soluzioni e formati sempre più innovativi. Ne è convinto il Ceo di Triboo Media

di Alessandra La Rosa
09 giugno 2017
GIAN-GIACOMO-CORNO-TRIBOO
Giangiacomo Corno

Google ha annunciato che l’anno prossimo integrerà un ad blocker sul suo browser Chrome.

Non sarà l’unico. Anche Apple infatti ha intenzione a breve di inserire un ad tracker blocker all’interno di Safari, insieme a un’opzione capace di mettere automaticamente in pausa i video in autoplay.

Due big di internet si schierano contro la pubblicità fastidiosa. Che conseguenze ci saranno per il mercato adv? Lo abbiamo chiesto a Giangiacomo Corno, Ceo di Triboo Media.

L’integrazione di ad blocker in browser molto utilizzati dagli utenti che tipo di impatto potrà avere sul mercato pubblicitario?

«Nell’ultimo anno l’utilizzo di sistemi anti-tracciamento in Italia è cresciuto del 13% come da ultime ricerche di settore, con una penetrazione maggiore sui dispositivi desktop. È evidente che l’impatto di questo fenomeno riguardi l’intero processo di comunicazione digitale. Dal punto di vista degli investimenti pubblicitari, dunque, l’aumentato utilizzo di supporti ad blocker si deve tradurre in un’opportunità per la nostra industry, verso la riqualificazione dei propri prodotti a favore di soluzioni e formati sempre più innovativi. In questo senso le soluzioni di native advertising ci supportano e ci permettono di offrire un servizio migliore. Inoltre, il digitale è un canale di comunicazione interattivo, che permette di dialogare con gli utenti tramite una molteplicità di strumenti che comprendono, oltre ai formati, per il 13% bloccati, contenuti video editoriali, redazionali e fotografici. La qualità del contenuto è quindi il nuovo parametro di misurazione della comunicazione. Gli utenti che utilizzano gli ad blocker sono gli utenti più evoluti, utilizzatori di Internet in tutte le sue forme, che desiderano essere guidati verso le soluzioni ai loro bisogni, da quelli informativi a quelli di consumo, tramite logiche differenti rispetto ai formati adv. Sono, quindi, anche quelli che tramite una giusta comunicazione, tecnicamente, si convertono meglio in consumatori».

Gli inserzionisti vogliono che i loro annunci siano ben visibili, ma questo, a lungo andare, può andare a discapito dell’esperienza di navigazione degli utenti. E’ possibile bilanciare viewability e non invasività? E se sì, come?

«Il bilanciamento non solo è possibile ma necessario. L’ossessione verso la viewability deve essere ponderata da una diminuzione di affollamento pubblicitario delle pagine e, conseguentemente, da un aumento dei prezzi. Tuttavia questo meccanismo stenta ad essere recepito e spesso l’esperienza degli utenti passa necessariamente in secondo piano. Offrire agli utenti prodotti editoriali di qualità significa garantire ai clienti prodotti altamente performanti. In questa ottica, l’obiettivo è massimizzare la viewability, contingentare gli affollamenti pubblicitari in pagina e laddove possibile integrare coerentemente contenuti e formati. Innovare significa intercettare le esigenze dei clienti declinandole nell’esperienza dell’utente: il contenuto pubblicitario deve essere parte integrante e coerente dell’esperienza di navigazione dell’utente stesso».

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