Standouter: carburante “social” per le aziende

Per un’efficace video strategy nell’era della condivisione e dell’interattività serve un’elevata quantità di contenuti originali. Una giovane start up, tutta italiana, può essere la soluzione

di Simone Freddi
07 febbraio 2014
Standouter.com
Standouter.com

Una produzione crowd, scalabile e sostenibile, di contenuti di qualità per veicolare messaggi, valori e prodotti di un’azienda con il linguaggio e il punto di vista dei propri consumatori. Una chimera? Non con Standouter, la nuova piattaforma che dà alle aziende la possibilità di attivare i propri consumatori/fan/follower più creativi per la realizzazione di branded video da sfruttare come “carburante social” per tutti i suoi canali di comunicazione. Standouter funziona come un sistema di win-win e, oltre ad offrire alle aziende innegabili vantaggi in termini di costi e di produzione di contenuti “user oriented”, dà agli autori dei video una visibilità che, da soli, faticherebbero a ritagliarsi online. Pietro Gorgazzini, ceo di Standouter, ci racconta com’è nata questa promettente idea e come si compone il progetto.

 

Quando nasce Standouter?

L’ultimo anno di università ho cominciato a pensare di portare il format del “talent show” sul web: come mai l’incredibile successo televisivo dei talent non aveva ancora una sua versione online? Da li ho cominciato a elaborare un progetto che ho portato al mio professore di web design con il quale, dopo la laurea, ho lavorato per circa un anno per realizzare il sito, metterlo online e testare la risposta degli utenti. Poi, nell’aprile 2013, mi viene presentato Marco Corradino, imprenditore e business angel con il quale è scattata immediatamente l’intesa: ha creduto nel mio progetto e mi ha fornito le risorse per costituire la società e mettere insieme il team. Dopo diversi mesi di duro lavoro con Zerouno, una web agency molto innovativa che credendo nella startup decide, a condizioni veramente uniche, di occuparsi in outsourcing dello sviluppo della nostra piattaforma, siamo andati online verso la fine di settembre 2013 con la versione beta.

 

Il team di Standouter

 

Qual è il vostro business model?

 

Standouter lavora principalmente in b2b. Le aziende pagano una piccola entry fee che copre i costi di setup di una pagina 100% customizzata all’interno della nostra piattaforma, la pagina sulla quale gli utenti potranno caricare i propri video a partire dal brief proposto. Tutto il resto è a performance, diviso in performance sulla produzione (video prodotti e approvati dall’azienda) e sulla reach dei video (visualizzazioni targettizzate). Da marzo abiliteremo un sistema di revenue sharing sugli autori dei video per incentivare la produzione e la viralizzazione dei contenuti.

 

Finora qual è stata l’accoglienza riservata al vostro progetto?

Da parte degli utenti la risposta ha superato le nostre aspettative, si è innescato un passaparola fra artisti e performer semi-professionisti e professionisti che ci vedono come una risposta alle loro frustrazioni legate a YouTube: un canale sempre più saturo dove il livello medio dei contenuti è bassissimo e dove emergere diventa sempre più difficile. Inoltre, noi siamo la prima piattaforma che garantisce un contatto diretto con grandi brand. Abbiamo già all’attivo alcune case history interessanti, per esempio con il quotidiano freepress Metro e il green energy drink Go&Fun. Dei test fatti su YouTube hanno dimostrato che i branded video user-generated prodotti su Standouter, usati come pre-roll, realizzano percentuali di CTR che arrivano a sfiorare il 30% contro la media del 2%. Da qualche giorno è cominciata la sfida con un brand di accessori moda in legno, WhoodBrooklyn, che punta a costruire una community di designer e, dita incrociate, entro la fine di febbraio dovremmo avere altre 3 grandi aziende sulla piattaforma.

 

(L’articolo è stato pubblicato in anteprima su Engage mag #2)

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