Per le startup 200 milioni di euro di capitali di rischio da investitori istituzionali

Con incubatori, parchi scientifici e tecnologici e investitori, anche in Italia si è attivato il circolo virtuoso intorno alle piccole imprese innovative. A dirlo l’Osservatorio del Politecnico di Milano e di Italia Startup

di Rosa Guerrieri
14 marzo 2014
Riccardo-Donadon-H-Farm
Riccardo Donadon

In Italia il circolo virtuoso si è attivato, non mancano incubatori, parchi scientifici e tecnologici, e anche investitori: l’Osservatorio sulle startup hi-tech degli Osservatori ICT del Politecnico di Milano e di Italia Startup ha calcolato che sono oggi disponibili oltre 200 milioni di euro di capitali di rischio da investitori istituzionali per le startup e ci sono molte imprese di medie e grandi dimensioni che iniziano a guardare con molta attenzione al mondo delle startup, allocando fondi in questa direzione.

E’ la fotografia dello stato dell’arte in tema di startup, scattata in occasione del primo incontro degli Stati Generali dell’Ecosistema Startup Italiano, organizzato da Italia Startup, l’associazione no profit che rappresenta i soggetti, privati e pubblici, che agevolano la valorizzazione, la visibilità e la crescita del nuovo tessuto imprenditoriale italiano.

L’incontro precede di pochi giorni il Global Entrepreneurship Congress 2014 (Mosca, 17-20 marzo), appuntamento organizzato, tra gli altri, dalla Fondazione Kauffman che si configura come la principale vetrina per tutto l’ecosistema internazionale delle Startup e che sarà replicato nel 2015 a Milano a pochi mesi dall’Expo.

«In questi mesi abbiamo fatto molta strada, i giovani che oggi vogliono mettere in piedi un’impresa innovativa iniziano ad avere un percorso più semplice a livello normativo e burocratico – dichiara Riccardo Donadon, presidente di Italia Startup -. Ora lo sforzo deve essere comune. Anche con il mondo delle imprese consolidate, dobbiamo sostenere questi giovani imprenditori e rendere consapevole l’intero sistema economico dell’importanza dell’innovazione. C’è tanta energia nei giovani, la dobbiamo liberare, dobbiamo motivare i talenti a mettersi in gioco e capitalizzare l’ecosistema. Dobbiamo raccontare ai giovani e a chi ci vuole provare, le sfide che attendono le imprese per competere nei mercati e cercare anche con loro la soluzione. Non si tratta più di fare una legge o aggiustare una norma, ora si tratta di far crescere la consapevolezza sull’importanza di investire nei nostri stessi giovani e nelle loro idee innovative che  possono far ripartire il Paese.  Solo se ci muoviamo uniti ce la possiamo fare».

«Sostenere le startup innovative significa gettare le basi per un nuovo Made in Italy in grado di diffondere l’immagine di un’Italia capace di produrre eccellenze, puntando sull’innovazione, sulle competenze, sulla creatività – ha dichiarato il Capo della Segreteria Tecnica del Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Firpo -. Sostenere le startup significa, inoltre, fare politica industriale a tutto tondo: attraverso lo sviluppo di nuova imprenditorialità innovativa, diamo impulso all’intero sistema economico, aiutandolo a trasformarsi e modernizzarsi».

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