Startup: nella Silicon Valley quelle vincenti si scelgono con il “test dello spazzolino”

Secondo Larry Page di Google, l’idea da acquistare deve essere qualcosa che si userà una o due volte al giorno e che renderà la vita migliore. Ecco come cambiano i processi che guidano acquisizioni e fusioni

di Alessandra La Rosa
20 agosto 2014
spazzolino

Un tempo, prima di acquistare una startup, se ne valutavano ricavi e vendite. Modello superato.

La nuova frontiera dei merger è il “test dello spazzolino”. Lanciato da Larry Page di Google, è un criterio semplice quanto efficace: stai per acquisire qualcosa che userai una o due volte al giorno e che renderà la tua vita migliore? Se la risposta è “sì”, allora puoi procedere. Una mossa che supera di fatto i vecchi criteri “economici” per valutare un gruppo, e che rivela come Mountain View prediliga l’utilità alla redditività, il potenziale sul lungo termine rispetto che alla crescita nel breve periodo.

Come scrive il New York Times, il test dello spazzolino lanciato da Page mette in luce un altro grande cambiamento: i gruppi della Silicon Valley stanno sempre più diventando autonomi dalla banche di investimento in tema di acquisizioni e fusioni, preferendo invece affidare a propri team dedicati il compito di stabilire gli obiettivi, condurre due diligence e definire i termini degli accordi. 

Nel 2014 il 69% delle acquisizioni tecnologiche in America (per un valore di 100 milioni di dollari) hanno fatto a meno delle banche. Solo dieci anni fa il numero era del 27%, secondo i dati di Dealogic citati dal New York Times. Quando Apple ha comprato per 3 miliardi di dollari Beats Electronics, ad esempio, non ha voluto alcun aiuto da parte di professionisti di banche, e la stessa cosa ha fatto Facebook quando a marzo ha acquisito Oculus per 2,3 miliardi di dollari. Anche Google nel 2013 per portarsi a casa (con 1 miliardo di dollari) Waze non ha voluto alcuna intermediazione da parte di Wall Street. I motivi? Secondo i grandi guru della Silicon Valley gli analisti delle banche non conoscono le reali esigenze dei gruppi tech.

Il tutto avviene mentre le acquisizioni dei gruppi tecnologici stanno vivendo un boom. Secondo i dati Dealogic, più di 100 miliardi di dollari in accordi sono stati annunciati nel 2014, cifra che non si vedeva dal 2000.

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