Trump contro i social: «Devono rispondere legalmente dei contenuti che pubblicano»

Il presidente statunitense vuole ridurre le protezioni di cui godono Twitter, Facebook e le altre piattaforme di condivisione

di Caterina Varpi
29 maggio 2020
donald-trump-google

Donald Trump lancia la sua battaglia contro i social network.

Il presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo per ridurre le protezioni legali di cui godono le piattaforme social rispetto ai contenuti pubblicati dagli utenti.

L’ordine esecutivo fa riferimento in particolare alla sezione 230 del Communications Decency Act, la legge del 1996 nata per regolamentare le responsabilità dei fornitori di accesso a internet. In base a questa norma, le aziende informatiche, e quindi i social network, non sono responsabili legalmente dei contenuti che gli utenti pubblicano sulle piattaforme, a differenza dunque delle testate giornalistiche, che sono appunto direttamente responsabili dei contenuti degli articoli.

Secondo Trump, quando i social network si comportano come giornali, ossia decidendo cosa possa o non possa essere pubblicato dagli utenti, dovrebbero essere trattati alla stregua dei magazine anche legalmente e, quindi, essere ritenuti responsabili di ciò che viene pubblicato dai loro iscritti.

Twitter segnala un tweet di Trump come fuorviante

La mossa del presidente statunitense è arrivata il giorno dopo che Twitter aveva segnalato un suo tweet come fuorviante. Il contenuto di Trump non è stato cancellato ma è stato aggiunto in coda un link di approfondimento sui fatti.

Il tweet in questione riguardava il voto via posta, un tema molto caldo in questo momento negli Stati Uniti. In fondo al testo, il social network ha inserito la frase in blu “leggi come stanno le cose sul voto postale” preceduta da un punto esclamativo, per segnalare il contenuto come fuorviante. Il link sulla frase riporta ad un articolo della CNN che fa luce sulla questione.

Questo è stato il primo provvedimento del genere preso da Twitter, dopo le tante  critiche subite negli anni passati per il fatto di non avere un protocollo per occuparsi delle notizie false o fuorvianti pubblicate da personaggi con fan base numerose.

Twitter è poi intervenuta una seconda volta su un tweet di Trump, in questo caso dopo la pubblicazione dell’ordine esecutivo anti-social decisa dal presidente. Nel tweet il presidente definisce “criminali” le persone che stanno manifestando da alcuni giorni a Minneapolis per la morte del cittadino afroamericano George Floyd.

Trump, i social fanno politica

Trump ha accusato Twitter di aver cessato di essere una piattaforma pubblica neutrale diventando un editore con un punto di vista. “Credo che possiamo dire lo stesso anche di altri come Google e Facebook”, ha spiegato. “Lo dimostra il fatto che cerchino di silenziare punti di vista con cui non sono d’accordo applicando selettivamente un controllo delle informazioni. Quello che decidono di verificare, di ignorare o perfino di promuovere non è niente di più che attivismo politico ed è inappropriato”.

L’ordine esecutivo firmato da Trump non punta a rimuovere la sezione 230 del Communications Decency Act. Chiede piuttosto che il Dipartimento del Commercio e il procuratore generale propongano una modifica della legge alla Federal Communications Commission (FCC), l’agenzia governativa degli Stati Uniti che si occupa di telecomunicazioni. Questa dovrà decidere se modificare la norma e considerare i social network al pari dei giornali, oltre a decidere se i social possano perdere le tutele previste dalla sezione 230 nel caso in cui rimuovano o blocchino contenuti considerati non idonei. La decisione di Trump potrebbe quindi non avere conseguenze, se la FCC dovesse decidere di non rispondere favorevolmente alla richiesta del presidente.

Le reazioni di Mark Zuckerberg e Jack Dorsey

Non sono mancate le risposte a Trump dei diretti interessati.

Twitter ha giudicato l’ordine esecutivo un affronto reazionario e politicizzato a una legge di grande importanza.

Ha sorpreso invece il commento del Ceo e fondatore di Facebook, Mark Zuckerberg, che in un’intervista a Fox News, pur criticando Trump (“Bisogna prima capire che cosa intenda fare. Tuttavia, in linea generale, non mi sembra una giusta reazione da parte del governo censurare una piattaforma perché si è preoccupati della censura”), ha biasimato anche la piattaforma rivale per aver “corretto” i due tweet di Trump. “Credo fortemente che Facebook non debba essere l’arbitro della verità di tutto ciò che la gente dice online”, ha spiegato. “Nessuna società privata può ergersi a giudice della verità, compresi i social network”.

Gli ha ribattuto il numero uno di Twitter, Jack Dorsey: “Segnalare le informazioni errate non ci rende un arbitro della verità. Continueremo a farlo in particolare in occasione di elezioni in tutto il mondo. La nostra volontà è di rendere pubblici tutti i punti di vista in modo che la gente possa giudicare da sola”.

La Sezione 230

La Sezione 230 del Communications Decency Act prevede che le società attive su Internet non siano ritenute legalmente responsabili per ciò che gli utenti pubblicano negli spazi in cui è consentito loro farlo. Tali società non sono ritenute editori e pertanto possono essere perseguiti penalmente solo i singoli utenti. La norma dà però alle aziende la libertà di rimuovere tutti i contenuti che ritengano offensivi o che violino i propri standard.

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