Facebook, regole più severe per gli spot politici in vista del voto Usa del 2020

Chi vorrà acquistare uno spazio pubblicitario sul social network e su Instagram dovrà far verificare la sua identità per ottenere la classificazione di “organizzazione convalidata”

di Caterina Varpi
29 agosto 2019
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In vista delle elezioni presidenziali statunitensi che si terranno nel 2020, Facebook ha annunciato l’introduzione di regole più severe per la pubblicazione si spot elettorali. Chi vorrà acquistare uno spazio pubblicitario sul social network e su Instagram dovrà far verificare la sua identità per ottenere la classificazione di “organizzazione convalidata“.

La scelta nasce per impedire a chiunque di sfruttare in modo illecito il social network, come avvenuto nel 2016.

A partire da metà settembre, prima di acquistare uno spazio promozionale sulla piattaforma, gli utenti dovranno verificare la propria identità, fornendo dati come l’indirizzo di residenza, il numero di telefono, l’indirizzo email e un link al sito aziendale. Una volta che questi cambiamenti saranno introdotti, gli autori degli spot elettorali non potranno più nascondere la propria identità o fingere di essere qualcun altro, come è accaduto in passato. Le inserzioni delle aziende che non forniranno i dati richiesti entro la metà di ottobre saranno sospese.

“Anche se imperfetto, il processo di verifica dell’identità ci aiuterà a confermare la legittimità di un’organizzazione e a fornire agli utenti maggiori informazioni sugli autori delle inserzioni. In passato, alcuni inserzionisti hanno provato a inserire delle informazioni fuorvianti sulla propria identità negli spot elettorali”, spiegano Katie Harbath, public policy director di Facebook, e Sarah Schiff, product manager, nel blog post ufficiale.

I tentativi di Facebook di rendere gli annunci sulla piattaforma più trasparenti sono iniziati nel 2018, quando la società ha introdotto delle modifiche alla sua policy e ha iniziato a chiedere agli inserzionisti politici una nota legale sui loro annunci che indicasse il ‘pagato per’. Gli sforzi sono poi proseguiti anche nel 2019, con, ad esempio, la stretta sulla pubblicità politica in occasione delle europee, con autorizzazione preventiva, etichettatura degli annunci politici e la libreria delle inserzioni (ne abbiamo parlato qui).

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