Facebook: “ancora molto da fare” sulla trasparenza

Il social esaminerà le proprie normative sulla monetizzazione per i partner e i controlli di brand safety messi a disposizione degli inserzionisti assieme al Media Rating Council. Al via la campagna contro le fake news

di Caterina Varpi
30 giugno 2020
Facebook

Nel mezzo della campagna “Stop hate for profit” e del boicottaggio di numerose aziende che hanno deciso di non voler più pianificare sul social la propria pubblicità, Facebook fa sapere di essere al lavoro per rendere il social network più sicuro rimuovendo i contenuti che violano le policy della piattaforma, ma riconoscendo allo stesso tempo che “c’è ancora molto altro da fare” nell’ambito della trasparenza.

La società guidata da Mark Zuckerberg ha annunciato venerdì scorso, proprio per venire incontro alle richieste avanzate dal movimento di protesta americano, l’introduzione della segnalazione dei post dei politici che violano le regole del social network (ne abbiamo parlato qui). Oggi invece il social presenta in un blog post i prossimi passi introdotti nell’ottica della trasparenza. 

Nel frattempo, prosegue anche l’impegno della società contro le fake news, con una campagna dedicata.

La monetizzazione dei contenuti e la brand safety

Innanzitutto, Facebook fa sapere che esaminerà le proprie normative sulla monetizzazione per i partner e i controlli di brand safety messi a disposizione degli inserzionisti. Questo audit, gestito da Media Rating Council (MRC), comprenderà, spiega il post, un esame dello sviluppo e dell’applicazione delle normative sulla monetizzazione per i partner; un’analisi sullo sviluppo e sull’applicazione delle normative sulla monetizzazione dei contenuti e di come queste rispettino il 4A’s/GARM Brand Suitability Framework e siano conformi agli standard MRC di brand safety; una valutazione della capacità di Facebook di applicare i controlli di brand safety alle pubblicità mostrate all’interno dei contenuti degli editori, come i contenuti in-stream, gli Instant Articles o Audience Network; una determinazione dell’accuratezza dei report di Facebook disponibili in queste aree.

Facebook condividerà con MRC un aggiornamento sulla portata e sulla tempistica di questo audit una volta finalizzato.

Il report sull’applicazione degli Standard della Community

A maggio Facebook ha annunciato che il Report sull’Applicazione degli Standard della Community sarà pubblicato su base trimestrale. Il prossimo report sarà pubblicato ad agosto.

Questo studio mostra come Facebook si sta muovendo per rimuovere i contenuti che violano gli Standard della Community. La società intende includere nei report anche l’indicazione della diffusione dei discorsi di incitamento all’odio nel corso del prossimo anno, con la speranza di non incorrere in ulteriori complicazioni dovute al Covid-19.

Come ha dichiarato Zuckerberg a febbraio, Facebook sta anche pensando di aprire i propri sistemi di moderazione dei contenuti ad un audit esterno. L’azienda sta contattando i principali stakeholder, che comprendono le autorità di regolamentazione del governo, la società civile e l’industria pubblicitaria. Questo audit indipendente, realizzato da una terza parte, sarà completato da un’azienda e comprenderà l’incidenza delle violazioni dei contenuti, dice il blog post.

Le collaborazioni con i partner

Facebook collabora con gli altri partner del settore che lavorano per rendere le piattaforme online più sicure per le aziende e per le persone. Il lavoro della società con i partner include diversi progetti. Tra queste, la partecipazione alla Global Alliance for Responsible Media (GARM) della World Federation of Advertiser’s Global Alliance for Responsible Media per allinearsi agli standard e alle definizioni di brand safety, la formazione su scala, strumenti e sistemi comuni e la supervisione indipendente per il settore. Svolge, inoltre, sessioni con gli enti del settore per fornire ulteriori informazioni su come i team di Facebook lavorano per rivedere i contenuti e far rispettare gli Standard della Community.

Punta alla certificazione da parte di gruppi indipendenti, come il Digital Trading Standards Group, che esamina in modo specifico i processi pubblicitari di Facebook rispetto ai Principi di Buona Prassi di JICWEBS ed è un requisito per ottenere il Gold Standard dell’Interactive Advertising Bureau.

Facebook, riporta la nota, continuerà infine a collaborare con gli enti del settore pubblicitario, come la Global Alliance for Responsible Media e il Media Rating Council, per verificare i propri strumenti e le pratiche per la sicurezza dei brand.

La campagna contro le fake news

Intanto, Facebook ha lanciato una campagna informativa contro le fake news, grazie alla collaborazione con alcuni partner per il fact-checking, per far circolare sempre meno disinformazione, soprattutto sul Covid-19.

La campagna si chiama “e tre domande per aiutare a sradicare le notizie false”, apparirà sulla piattaforma attraverso una serie di annunci pubblicitari e si collegherà ad un sito web dedicato. Questi annunci chiederanno alle persone di mettere in discussione le informazioni che vedono nei post partendo da tre domande sulle notizie: Da dove viene?; Cosa manca?; Come ti fa sentire?.

La campagna inizialmente raggiungerà un numero limitato di persone in tutta l’Unione Europea, oltre che nel Regno Unito e in Medio Oriente, Africa e Turchia.

“Questa campagna – spiega una nota del social network – arriva sulla scia dell’aggiornamento della scorsa settimana sulle notifiche di contesto, che permettono alle persone di sapere se gli articoli che stanno per condividere sono più vecchi di 90 giorni. Aggiornamenti come questo assicurano che le persone abbiano il contesto di cui hanno bisogno per prendere decisioni informate su cosa condividere con gli altri su Facebook. Durante la pandemia del Covid-19 e anche successivamente, Facebook continuerà a lavorare con gli esperti del settore e con le persone presenti sulle piattaforme per assicurarsi di affrontare efficacemente la disinformazione in questo modo e per dare agli utenti le risorse necessarie per individuare e mettere in discussione i contenuti che vedono online”.

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