Facebook: Unilever, Starbucks, Coca-Cola e Diageo aderiscono al boicottaggio

Menlo Park cerca di correre ai ripari e cambia policy sulla diffusione di contenuti politici inneggianti l’odio razziale

di Andrea Salvadori
28 giugno 2020
facebook

Facebook cerca di correre ai ripari e cambia policy sulla diffusione di contenuti politici inneggianti l’odio razziale.

Mentre aumenta di giorno in giorno il numero delle aziende che hanno deciso di non voler pianificare più la propria pubblicità sul social, Mark Zuckerberg ha annunciato dal suo profilo che Facebook da ora in poi segnalerà i post dei politici che violano le regole del social network.

Facebook aggiungerà dei tag ai post che sono “degni di nota” ma violano le regole della piattaforma perché contengono contenuti d’odio. Dunque l’azienda non rimuoverà questi post, visto che comunque li ritiene contenuti “news-worthy”, ovvero rilevanti per il pubblico dibattito e per la stampa, ma li segnalerà con un tag specifico. Agli utenti inoltre sarà permesso di condividere questi post etichettati però come contenuti di odio.

Un po’ insomma come ha fatto di recente Twitter, che in vista delle elezioni presidenziali statunitensi di fine novembre ha iniziato ad aggiungere etichette ai tweet dei politici americani, primo fra tutti Donald Trump, se questi violano le regole decise dal social.

In un blog post, la società di Menlo Park ha poi voluto ricordare come “investiamo miliardi di dollari ogni anno per mantenere la nostra comunità sicura e lavoriamo costantemente con esperti esterni per rivedere e aggiornare le nostre policy. Ci siamo sottoposti ad una audit sui diritti civili e abbiamo bandito 250 organizzazioni della supremazia bianca da Facebook e Instagram. Gli investimenti che abbiamo fatto in intelligenza artificiale ci permettono di individuare quasi il 90% dei discorsi d’odio su cui interveniamo prima che gli utenti ce li segnalino, mentre un recente rapporto dell’Unione Europea ha rilevato che Facebook ha esaminato più segnalazioni di hate speech in 24 ore rispetto a Twitter e YouTube. Sappiamo di avere ancora molto lavoro da fare, e continueremo a collaborare con i gruppi per i diritti civili, il Garm e altri esperti per sviluppare ancora più strumenti, tecnologie e policy per continuare questa lotta”.

La campagna “Stop Hate for Profit”

La campagna “Stop Hate for Profit”, portata avanti da organizzazioni per i diritti civili come la National Association for the Advancement of Colored People,  Color of Change e la Anti-Defamation League, invita le aziende inserzioniste proprio a boicottare quei player digitali come Facebook, Google e Twitter, i cosiddetti Ott, perché a loro giudizio non si impegnerebbero a contrastare la pubblicazione di contenuti a sfondo razziale o comunque inneggianti l’odio.

Tra l’altro, a differenza di Twitter, in occasione delle prime manifestazioni seguite alla morte del cittadino afroamericano George Floyd ad opera di alcuni poliziotti, e alla nascita del movimento di protesta anti-razzista “Black Lives Matter”, Zuckerberg aveva oltretutto dichiarato che Facebook non avrebbe rimosso o segnalato alcuni post controversi di Donald Trump, in nome della libertà di espressione.

I numeri del boicottaggio

Le società che hanno aderito alla campagna “Stop Hate for Profit” sarebbero già un centinaio ma quello che preoccupa di più Facebook e gli altri Ott è che tra le aziende che hanno deciso di non pubblicizzare più prodotti e servizi sul social figurano alcuni degli inserzionisti più importanti del mercato, come Patagonia, The North Face, Unilever, Diageo, Coca-Cola, Starbucks e Verizon, mentre altri, come Procter & Gamble, lo stanno prendendo in seria considerazione. E infatti venerdì scorso i titoli di Facebook e Twitter hanno perso a Wall Street rispettivamente più dell’8% e il 7,4%.

Tra le prime ad aderire, Patagonia ha deciso di rimuovere gli annunci pubblicitari nel mondo su Facebook e Instagram almeno sino alla fine di luglio, così come The North Face, che ha annunciato la sua presa di posizione con il tweet “We’re in. We’re out”.

Venerdì scorso Unilever ha dichiarato di aver deciso di sospendere gli annunci pubblicitari su Facebook, Instagram e Twitter negli Stati Uniti almeno sino alla fine del 2020. Motivo? Le elezioni presidenziali di fine novembre e un periodo dunque in cui «continuare a fare pubblicità su queste piattaforme non aggiungerebbe valore alle persone e alla società».

Lo stop deciso dalla Coca-Cola sarà di almeno 30 giorni e riguarderà gli annunci su tutte le piattaforme social a livello globale a partire dal 1 luglio. Stesso timing per Diageo, che metterà in pausa tutte le sue campagne sulle piattaforme social.

Honda ha scelto “di stare con le persone unite contro l’odio e il razzismo” e ha dichiarato di voler sospendere le inserzioni su Facebook e Instagram a luglio.

Levi Strauss & Company sospenderà gli investimenti su Facebook almeno sino alla fine di luglio, perché, ha detto il direttore marketing Jen Sey, «questa inattività (di Facebook, ndr) alimenta il razzismo e la violenza e ha anche il potenziale di minacciare la nostra democrazia e l’integrità delle nostre elezioni».

Verizon, tra i principali operatori di telecomunicazioni degli Stati Uniti, ha bloccato sia gli annunci a pagamento sia i post non pagati, in attesa che «Facebook individui una soluzione accettabile che ci metta a nostro agio».

L’ultima azienda ad annunciare la sospensione della pubblicità sui social network è stata Starbucks. “Interromperemo la pubblicità su tutti i social media mentre continueremo le discussioni interne con i nostri partner e con le organizzazioni per i diritti civili nel tentativo di fermare la diffusione dell’hate speech”, si legge in una nota del colosso delle caffetterie.

Da segnalare infine la presa di posizione di 360i. Anche l’agenzia pubblicitaria digitale di Dentsu Group ha infatti invitato i suoi clienti ad aderire al boicottaggio.

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