Facebook, dati sovrastimati sulla visualizzazione degli spot

Il social network corre ai ripari e lancia “Video Average Watch Time”. La nuova metrica rifletterà le visualizzazioni di contenuti video di qualsiasi durata e non solo di quelle superiori ai tre secondi, come avvenuto negli ultimi due anni

di Lorenzo Mosciatti
23 settembre 2016
Facebook

Facebook ha fornito negli ultimi due anni al mercato dati sovrastimati sulla visualizzazione dei video pubblicitari trasmessi sul social. A ammetterlo è stata la stessa società statunitense, in un post pubblicato sull’Adviser Help Center, un servizio dedicato agli inserzionisti.

Secondo quanto comunicato dal social network fondato da Mark Zuckerberg, il parametro sul tempo medio trascorso dagli utenti a osservare un video teneva conto solo di visualizzazioni di oltre tre secondi di durata e non di quelle inferiori, finendo così per gonfiare la media.

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, in una lettera inviata a fine agosto, Publicis Media ha reso noto ai propri clienti di essere stata messa al corrente da Facebook che il metodo di conteggio utilizzato aveva probabilmente sovrastimato il tempo medio di fruizione dei video del 60-80%. Anche GroupM, la holding media di Wpp Group, sarebbe stata avvisata.

“Abbiamo recentemente scoperto un errore nel modo in cui viene calcolata una delle nostre metriche video. Questo errore è stato corretto, non ha impatto sulla fatturazione e lo abbiamo comunicato ai nostri partner sia attraverso le dashboards di prodotto sia contattando il sales e gli editori. Abbiamo anche cambiato il nome della metrica per essere sicuri che fosse chiaro quello che misuriamo. Questa metrica è uno degli strumenti più utilizzati dai nostri partner per valutare le loro campagne video”, ha commentato un portavoce di Facebook. Facebook ha infatti introdotto la nuova metrica “Video Average Watch Time”, che rifletterà le visualizzazioni di contenuti video di qualsiasi durata.

Nella nota indirizzata ai clienti, riporta sempre il Wall Street Journal, Publicis Media spiega come, nel tentativo di prendere le distanze da rilevamenti errati, Facebook abbia iniziato sconsigliare i vecchi parametri a a introdurne di  nuovi nel mese di settembre.

La società ribadisce così “l’assoluta necessità di una terza parte incaricata del monitoraggio e della verifica della piattaforma Facebook. Due anni di dati sulle performance gonfiati sono inaccettabili”, riaprendo un dibattito da tempo in corso nel mondo del marketing della pubblicità sulla necessità che colossi come Facebook e Google allentino lo stretto controllo sui dati che esercitano oggi.

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