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18/02/2020
di Simone Freddi

Facebook-UE, prove di convergenza sulle regole per le Big Tech

In Europa per incontrare i commissari UE sul digitale, Mark Zuckerberg ha ammesso la necessità di una "buona regolamentazione" in termini di responsabilità sui contenuti e equità fiscale

Una “buona regolamentazione per le Big Tech” può danneggiare gli affari di Facebook “a breve termine, ma nel lungo periodo darà benefici a tutti”. E’ quanto ha detto Mark Zuckerberg, Ceo di Facebook, che lunedì ha incontrato a Bruxelles i tre commissari europei chiave per lo sviluppo del digitale: Margrethe Vestager (concorrenza e digitale), Thierry Breton (mercato interno) e Vera Jourova (trasparenza). Vicende come Cambridge Analytica e in generale la difficoltà di arginare le ingerenze e la proliferazione di contenuti “dannosi” sul social, specie durante le campagne elettorali, hanno nel tempo reso la posizione dell'imprenditore, oggi trentacinquenne, molto più conciliante rispetto alla necessità di una maggiore regolamentazione del mondo digitale. Non solo in materia di trasparenza ma anche di web tax, con quella studiata dall'Europa che potrebbe convogliare fino al 4% del fatturato del colosso americano nelle casse dei vari Paesi. Una posizione di apertura in linea di principio che Zuckerberg ha ribadito anche di fronte ai commissari europei, invitandoli a introdurre una legislazione apposita per le piattaforme online e accettando di assumersi parte della responsabilità per i contenuti condivisi dagli utenti. Dopo i colloqui, il numero uno di Menlo Park ha ribadito di fronte ai cronisti quanto già espresso il giorno precedente in un articolo di opinione sulle colonne del Financial Times: "Le aziende tecnologiche dovrebbero servire la società", ha spiegato Zuckerberg, "pertanto sosteniamo gli sforzi dell'Ocse volti a creare regole fiscali globali eque per Internet". Sullo sfondo potrebbe esserci la preoccupazione di provvedimenti drastici da parte degli enti regolatori, in particolare europei. In termini di responsabilità sui contenuti, per esempio, il Ceo di Facebook ha spiegato che il social è “qualcosa a metà tra un giornale e una compagnia di telecomunicazioni”, e come tale dovrebbe essere regolato. Una posizione molto diversa da netto "non siamo una media company" di qualche anno fa, ma pur sempre un'ammissione di responsabilità solo parziale. Rispetto ai media tradizionali, infatti, secondo Zuckerberg Facebook non sarebbe assimilabile ai media tradizionali, che sono ritenuti responsabili di quello che pubblicano, ma si trova piuttosto in una terra di mezzo dove dall'altra parte ci sono le telco, che nessuno punirebbe per i contenuti che vengono veicolati attraverso loro reti. In un white paper anch'esso pubblicato in questi giorni che tocca argomenti chiave del dibattito sulla regolamentazione dei contenuti dannosi online, pur sollecitando gli enti regolatori a definire delle regole chiare, Facebook invita gli stessi ad avere "la consapevolezza delle capacità e dei limiti della tecnologia in materia di moderazione dei contenuti e garantire alle aziende che operano su Internet la flessibilità necessaria all'innovazione”. In attesa di capire se una mediazione sia possibile, gli sforzi compiuti da Facebook per portare un contributo attivo al dibattito sulla regolamentazione del mercato digitale sembrano essere apprezzati a Bruxelles, benché se dalle dichiarazioni filtra l'impressione che si possa e debba fare di più: "Sono lieta di vedere che il pensiero di Facebook sta cambiando ed è più allineato con l'approccio europeo su diversi aspetti normativi. Vedo le Big Tech come parte della soluzione ai problemi che esse stesse hanno contribuito a creare", ha commentato la commissaria Ue per la Trasparenza, Vera Jourova, dopo l'incontro con Zuckerberg. La regolamentazione Ue "non risolverà mai tutti i problemi" posti da Internet, ha precisato Jourova, per questo "Facebook e Zuckerberg devono rispondere alla domanda 'chi vogliono essere' come azienda e quali valori vogliono promuovere". Anche perché, ha avvertito commissario Ue per il Mercato interno, Thierry Breton, "Se tutte le piattaforme che operano in Europa non rispetteranno le condizioni" delineate dall'Ue per frenare l'odio e la disinformazione online, "saremo costretti a intervenire in modo più severo".

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