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di Alessandra La Rosa

Facebook, ricavi in crescita del 42%. Ma la trimestrale è sotto le attese. Ecco perché

I risultati al di sotto delle previsioni degli analisti hanno provocato un tonfo delle azioni a New York. Rallentamento della crescita dei ricavi e dell'utenza alla base delle preoccupazioni del mercato

Per la prima volta dal 2015, la trimestrale di Facebook è al di sotto delle aspettative del mercato. Pur chiudendo il secondo trimestre con ricavi in aumento del 42% a 13,2 miliardi di dollari (di cui 13,04 da pubblicità, con il 91% da mobile), la società si ferma al di sotto delle previsioni degli analisti che, riporta l'Ansa, scommettevano su 13,4 miliardi. Più "fiacca" dei pronostici anche la crescita degli utenti, saliti dell'11% a 1,47 miliardi al giorno, meno delle attese del mercato che prevedeva un aumento del 13% a 1,48 miliardi. L'utile netto si è attestato a 5,1 miliardi di dollari. I risultati, giudicati deludenti dal mercato, affondano il titolo Facebook in Borsa dove perde il 23,68% nelle contrattazioni after hours. A trascinare al ribasso le azioni, oltre ai risultati trimestrali sotto le aspettative, sono state anche le parole del chief financial officer David Wehner, che ha messo in guardia su un possibile rallentamento della crescita dei ricavi anche nei prossimi mesi. Secondo il manager, infatti, il tasso di aumento dei ricavi dovrebbe diminuire tra il 5% e il 9% sia nel terzo che nel quarto trimestre dell’anno in corso. Dunque, sintetizzando: crescita rallentata degli utenti, aumento dei ricavi non così brillante e un futuro, a detta dello stesso management, non propriamente roseo. Ma quali sono i motivi di queste tendenze? Innanzitutto, bisogna specificare che il “rallentamento del passo” era stato previsto da tempo dalla stessa Facebook, che più volte ne aveva avvertito gli analisti. È ovvio pensare, del resto, che è realistico, per società che raggiungono altissime cifre di bilancio, non riuscire a mantenere nel tempo gli stessi trend di crescita. Ma c’è di più. Da tempo il social aveva paventato i possibili effetti della saturazione di spazi pubblicitari nel suo News Feed, e per quanto avesse cercato di ovviarvi puntando su nuove fonti di inventory (o su canali pubblicitari più redditizi, come il video), la questione è ormai diventata un fatto, e potrebbe aver giocato un suo ruolo nell’impedire crescite più cospicue. Ovviamente, non si può non pensare anche a un “effetto GDPR”. Il nuovo regolamento europeo sulla privacy ha senza dubbio avuto delle sue conseguenze sul business pubblicitario del social, limitando le capacità di targettizzazione su quegli utenti che hanno negato il proprio consenso all’utilizzo dei dati. Conseguenze che, comunque, la stessa Facebook ha dichiarato essere «modeste». In sede di call di bilancio, Facebook ha invece addebitato il proprio trend “rallentato” a un altro fattore: la società sta ultimamente spingendo parecchio l’utilizzo delle Stories, il contenitore “a tempo” presente su Instagram, WhatsApp, Messenger e sull’app di Facebook, che però a detta del COO Sheryl Sandberg non ha ancora raggiunto le capacità di monetizzazione di altri canali Facebook, come il News Feed. Secondo la manager, il prodotto è ancora nuovo e poco conosciuto dai brand, sebbene il suo utilizzo da parte degli utenti sia in crescita. Ma al di là del giro d’affari, c’è anche un’altra voce del bilancio che ha deluso in particolar modo le aspettative del mercato, ed è quella dell’utenza. Nel trimestre, il social ha raggiunto 22 milioni di utenti giornalieri, mettendo a segno la crescita trimestrale più contenuta dall’inizio del 2011. Il dato, peraltro, è stabile in USA e Canada, i principali mercati del social, mentre in Europa è stato registrato un calo di 3 milioni di utenti, il primo declino in assoluto nella regione. Un declino su cui, ancora una volta, potrebbe avere influito sia il GDPR sia i vari scandali sul tema controllo della privacy, Cambridge Analytica in primis. Un cambio di passo che ha destato l'attenzione non solo degli analisti, ma anche dei media (c'è chi comincia a pensare che Facebook non sia più "invincibile") e, magari, anche della stessa Facebook. Non per nulla, probabilmente consapevole del raggiungimento da parte di Facebook del proprio picco massimo di crescita, la società già da qualche tempo ha cominciato a investire strategicamente anche sulle sue altre property Instagram, Messenger e WhatsApp. E forse è proprio su questi brand che si potrebbe giocare il suo futuro.

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