Virtual influencer, reale possibilità per i brand o meteora di passaggio?

ZooCom parla dei personaggi social che non sono veri esseri umani ma delle figure digitali con caratteristiche umane e potenzialmente efficaci nel panorama dell’influencer marketing

di Raffaele Liccardi Social Media Manager di ZooCom
17 ottobre 2019
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È ormai da qualche anno che sentiamo parlare di virtual influencer, ovvero dei personaggi social che non sono veri esseri umani ma delle figure digitali con caratteristiche perfettamente umane e potenzialmente efficaci nel panorama dell’influencer marketing.

Ma cos’è veramente un virtual influencer?

Nato negli Stati Uniti, è un fedelissimo ambassador che segue in modo scrupoloso le indicazioni del brand che lo ingaggia. Racconta una quotidianità che riflette quella del suo target, intorno al quale sono costruite tutte le logiche della sua storia e il susseguirsi degli eventi della sua vita.

La prima a essere stata progettata è stata  Lil Miquela, Miquela per gli amici.

Lil Miquela

La sua prima apparizione su Instagram risale all’aprile del 2016 con il nome di Lil Miquela Sousa. Su Instagram si comporta proprio come una persona reale: è una modella e musicista brasiliana,  ha persino pubblicato un singolo su Spotify che si intitola “Not Mine”!

A darle vita è stata l’azienda americana Brud, che oggi continua a perfezionare il suo personaggio e la sua personalità nei minimi dettagli. La famiglia Brud si è anche già  allargata e dopo Lil Miquela sono nati anche Ronnie Blawko e la sua fidanzata Bermuda.

Nel Gennaio 2019 Burd ha raccolto un totale di 125 milioni di dollari per la  messa a punto di questo nuovo e innovativo canale media che potrebbe cambiare gli equilibri dell’influencer marketing come lo conosciamo oggi.

Ma cos’è che rende i virtual influencer così efficaci?

La loro più grande caratteristica è che non sono percepiti come finti. I virtual influencer sembrano a tutti gli effetti dei personaggi reali:

  • Pubblicano costantemente contenuti (anche stories)
  • Agiscono e si rapportano con gli altri seguendo i lineamenti di Personas definite a priori
  • Si comportano come dei veri e propri ragazzi appartenenti alla GenZ.

Le loro vite digitali, seppur disegnate a tavolino (un po’ come le vite digitali di tutti), sono aspirazionali ed emozionali e sono progettate per far sì che le persone che seguono i loro canali riescano a immedesimarvisi, proprio come fanno con le vite dei loro influencer (reali) preferiti.

Andando ad analizzare i follower di queste celebrità virtuali si scopre che sono perfettamente in linea con la personalità e la figura che rappresentano nella loro vita “online”.

Immaginate di essere un brand di alta moda e di scegliere per la vostra strategia di marketing l’utilizzo di un influencer piuttosto importante. La gestione a 360° di queste figure richiede organizzazione e costi piuttosto elevati, dall’invio di accessori/indumenti, all’acquisto di biglietti per eventi passando per rimborsi spese, trasporti e alloggi.

E se per la vostra strategia di Marketing sceglieste, invece, un virtual influencer? Tutti questi costi sparirebbero. Niente costi di gestione o spese straordinarie, nessun imprevisto, solo costi di produzione grafica (preventivati) e un contratto con chi detiene i diritti del virtual influencer.

L’industria della moda è uno dei primi settori ad aver implementato l’utilizzo di i virtual influencer nella propria comunicazione di brand.

Case study

1.  Balmain Paris e l’esercito di modelli virtuali

Balmain, noto brand di moda di lusso francese che ha avuto testimonial d’eccezione da Jennifer Lopez, a Neymar o Jane Fonda, si è posto proprio questa domanda ed ha deciso, lo scorso autunno di lanciare i suoi primi “modelli virtuali”: Margot, Shudu e Zhi. Creazioni del fotografo Cameron – James Wilson e vestite da alcuni specialisti nella creazione di indumenti 3D.

Di questi “nuovi modelli” l’unico vero influencer con un profilo dedicato è Shudu, primo top model digitale al mondo. Shudu è stato utilizzato anche in contenuti che promuovono marchi come Fenty Beauty (marchio di cosmetici lanciato dalla cantante Rihanna) e The Savoy London.

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2.  Colonnello Sanders 2.0

Non solo il mondo della moda si è lasciato affascinare e conquistare da questi personaggi. Un altra case di successo è quella di KFC, che ad inizio anno ha deciso di dare una svolta al proprio canale Instagram attraverso versione virtuale del Colonnello Sanders! Così il fondatore del fast food d’America, ha assunto le sembianze di un hipster palestrato e anche il controllo del feed Instagram aziendale.

Eravate stanchi di vedere solo foto di polli fritti e patatine? Ci ha pensato il nuovo Sanders con 31 contenuti pubblicati solo nel mese di aprile. E per mettere in luce la personalità e il lato umano di questa nuova figura virtuale è stato lanciato anche un sondaggio a domande aperte che ha riscosso molto successo.

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In conclusione, sono un’opportunità per i brand? Hanno un futuro o sono solo una meteora?

È questa la vera domanda. Domanda a cui attualmente non possiamo dare una vera risposta: manca un dato effettivo che dimostri la loro efficacia nonostante siano già stati coinvolti in diverse campagne.

È anche possibile immaginare una coesistenza tra influencer reali e influencer virtuali. Difficilmente questi ultimi prenderanno il posto degli esseri umani reali: emozioni, disinvoltura e simpatia umana sono ancora lontani dall’essere perfettamente imitati da figure virtuali e fisicamente inesistenti.

Teniamo semplicemente presente che è un fenomeno in crescita, su cui aziende di diversi settori stanno investendo e sperimentando. Solo il tempo saprà dirci come evolveranno e se troveranno un riscontro effettivo e positivo sulle strategie di marketing dei brand. Per ora una cosa è certa: hanno costi complessivi più bassi degli influencer reali e sono più facili da gestire!

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