Comunicazione, ecco come evolve il mercato del lavoro

Un report evidenzia come il settore sia in crescita in termini di fatturato e come anche in termini occupazionali mostri un andamento positivo

di Caterina Varpi
13 novembre 2019
lavoro-una

Qual è la situazione del mercato del lavoro nel mondo della comunicazione italiana oggi? È la domanda che si è posto Centro studi Una – Aziende della Comunicazione Unite, e a cui ha voluto rispondere con uno studio, realizzato su iniziativa di Davide Baldi, Ceo & Founder Dude, in collaborazione con Fondazione Rodolfo Debenedetti.

Un mercato che cresce

In linea generale, le previsioni per il 2019 stimano una crescita del settore della comunicazione di circa il 6% per quanto riguarda il fatturato, in linea con l’anno precedente e decisamente superiore alla crescita media del mercato dei servizi (+2%, secondo il Rapporto sulla competitività dei settori produttivi, edizione 2019, Istat) e del Pil nazionale (+0,3% secondo Le prospettive per l’economia italiana per il 2019, Istat).

Una chiara evidenza che emerge dallo studio è la natura giovane del comparto. La maggior parte delle società di comunicazione in Italia sono nate in anni recenti – il 62% nate dopo il 2000, il 28% dopo il 2010 – presumibilmente per effetto del boom creato dall’era digitale e hanno sede nel Nord Italia, in particolare a Milano.

Il settore appare polarizzato tra una moltitudine di piccole società indipendenti (95% del campione) e pochi grandi attori, spesso appartenenti a network internazionali, che tuttavia da soli totalizzano oltre il 60% del fatturato complessivo. Nel dettaglio, il settore della comunicazione italiana appare formato per lo più da Micro e Piccole imprese, che insieme rappresentano ben l’89% del campione. Il 42% delle imprese intervistate dichiara un fatturato inferiore al milione di euro (convenzionalmente definite Micro imprese), mentre il 48% non supera i 10 milioni di euro (Piccole imprese).

Altra caratteristica del mondo della comunicazione è l’eterogeneità. Entrano, infatti, a fare parte della industry società che operano in diversi ambiti all’interno del settore: prendendo in esame la leva del fatturato, il 32% opera nel settore della progettazione strategica e creatività pura, il 18% nella produzione (di audio/video, grafica o eventi), mentre le attività sui Social Media, nel settore Digital e in attività di comunicazione Btl rappresentato tutte una quota equivalente dell’11%. Le restanti attività si dividono tra media planning (8%), PR e media relations (7%).

Forte presenza di giovani e donne

Anche in termini occupazionali il settore mostra un andamento positivo. Dai dati raccolti, risulta un turnover annuale positivo (assunzioni/forza lavoro) pari al 12% e un turnover annuale negativo (cessazioni/forza lavoro) pari a -7%. Per il 2018 si registra, quindi, un saldo positivo pari al 5%, che si traduce in un aumento dell’organico totale del settore. Tale saldo positivo sostiene la crescita del settore, in linea con le previsioni di crescita complessiva del fatturato.

Il settore è caratterizzato da un’occupazione molto giovane e da una forte presenza femminile. Gli occupati con un’età compresa tra i 15 e i 34 anni sono il 47% del totale (rispetto a una media nazionale del 23%) mentre le donne rappresentano il 65% della forza lavoro, percentuale che rimane stabile in pressoché tutte le fasce di età. Si tratta di una peculiarità di questo settore, che lo differenzia sia dal mercato del lavoro italiano nel suo complesso, nel quale la quota di donne tra gli occupati è pari solo al 42%, sia al solo mercato dei servizi, dove le donne sono il 47%.

Tuttavia, un forte divario di genere emerge confrontando la percentuale media di donne tra tutti gli occupati del settore con quella nelle posizioni apicali delle società. Tra i dirigenti, infatti, la quota di donne scende drasticamente di ben 30 punti percentuali al di sotto della media di settore (passando da 66% a 36%). Tale sotto-rappresentazione delle donne è molto più pronunciata nelle società di comunicazione che nel resto del settore servizi. Viceversa, se si prendono in esame i livelli di inquadramento più bassi, il genere femminile è fortemente sovra-rappresentato.

La presenza di occupati stranieri è invece molto ridotta – pari solo al 4% – e inferiore alla media nazionale (11%). Solo nelle società indipendenti con filiali all’estero la presenza di occupati stranieri sale al 9%, restando comunque al di sotto della media nazionale.

Contratti e qualità del posto di lavoro

Lo studio evidenzia che il 64% del personale è assunto con contratto a tempo indeterminato, mentre il restante 36% con una varietà di contratti “flessibili” a termine e/o autonomi. Ad essi, si aggiunge un 21% addizionale di “freelance occasionali”. Le società adottano, quindi, una struttura organizzativa flessibile per adattarsi rapidamente a variazioni di domanda, utile anche come potenziale bacino di reclutamento.

L’intero settore si caratterizza per una forte flessibilità anche in termini di orario di lavoro.

Analizzando, invece, i benefit aziendali previsti dalle società intervistate, quelli in assoluto più diffusi si confermano il telefono (62%) e il computer aziendali (60%), seguiti dai buoni pasto (42%). Seguono l’auto aziendale (29%) e l’assicurazione sanitaria (22%), importante spazio viene dato anche alla cura personale del dipendente attraverso servizi educational (18%) o benefit inerenti palestra o sport (10%) o agevolazioni per la nascita dei figli (10%). Altro tema di grande interesse è la questione dei bonus o premi di produzione previsto da ben il 78% dei rispondenti.

“Poter lavorare su questo studio è stato assolutamente illuminante. Uno degli obiettivi principali dell’Associazione è poter fornire agli associati e al mercato un quadro chiaro del mercato al fine di istituire delle linee guida e azioni concrete per migliorare il contesto, attrarre talenti e incrementare il peso del nostro settore all’interno dell’ecosistema economico nazionale” ha dichiarato Marianna Ghirlanda, Responsabile Centro Studi UNA. “Questo report mette in luce moltissimi lati positivi della nostra industry così come le sue ombre ed è proprio da qui che bisogna partire e agire”.

Il report

Il report ha analizzato caratteristiche ed evoluzione del settore delle società di comunicazione in Italia, intendendo con questo termine tutte quelle realtà che offrono consulenza creativo/strategica (le agenzie creative, digital e social), che si occupano di realizzazione e produzione (case di produzione audio, video, stampa, digital, etc.) e di pianificazione media, pubbliche relazioni, listening, social, etc., e sulla struttura dell’occupazione da loro generata oltre a valorizzare il contributo di questo settore nello scenario economico nazionale.

Obiettivo dello studio era raccogliere informazioni sulle caratteristiche e l’evoluzione del settore delle società di comunicazione in Italia, e sulla struttura dell’occupazione da loro generata oltre a valorizzare il contributo di questo settore nello scenario economico nazionale.

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