Quanto sono autorevoli gli influencer per GenZ e giovani Millennial? Lo studio di Skuola.net

Secondo un report del portale, circa il 30% dei ragazzi integra stabilmente le star del web e dei social network nella propria dieta digitale. Ma, fra questi, il 43% bolla come scarsa la loro attendibilità

di Rosa Guerrieri
13 novembre 2019
influencer

Se il corso di laurea da influencer ha fatto sorridere i non addetti ai lavori, d’altra parte è innegabile che, tra i giovani che seguono assiduamente le web star, più di 1 su 4 aspiri a diventarlo: un 5% dichiara di essere già impegnato nell’impresa, il 22% ammette che si tratta ancora di un sogno nel cassetto. Perché influencer e fashion blogger sono probabilmente la reincarnazione di veline e calciatori, modelli aspirazionali simbolo degli anni ’90 e Duemila: il modo di fare soldi (apparentemente) facili grazie ai proventi derivanti dai brand che decidono di utilizzare queste figure. Ma quanto sono seguiti e che presa hanno realmente gli influencer sulle nuove generazioni? A mostrarlo è un’approfondita indagine di Skuola.net, editore del portafoglio Mediamond e brand di riferimento per gli studenti e le loro famiglie, che ha intercettato Millennials e GenZ attraverso una web survey pubblicata sulle pagine del suo portale. A raccontarsi oltre 2.500 ragazzi – tra i 10 e i 25 anni – che seguono abitualmente social star e influencer. Che, va subito detto, non rappresentano la maggioranza del campione (composto complessivamente da 7.500 giovani): sono circa 1 su 3 quelli che hanno inserito stabilmente gli influencer nella propria dieta digitale.

Dalla ricerca, infatti, emerge che gli influencer non hanno contagiato tutto il target in maniera uniforme. Ma quelli che li seguono lo fanno con voracità: 2 su 3 ne seguono più di 10 e 4 su 5 ne guardano i contenuti più volte al giorno. Instagrammer, Youtuber e cantanti: secondo i ragazzi che hanno partecipato allo studio, sono loro (a pari merito con il 17% dei voti) le web star più accreditate tra la GenZ e i giovani Millennials. Subito dietro, rispettivamente al 12% e all’11%, troviamo attori e vlogger. Un altro parametro interessante è, però, quello riguardante gli argomenti dove sembrano avere più potere gli influencer, che risultano essere quelli legati alla moda e al settore musicale (entrambi al primo posto, con il 14% delle preferenze), tallonati da chi dispensa suggerimenti su serie tv e cinema (entrambi al 12%).

Spesso, infatti, sembra che si tratti di consigli provenienti da persone che molti followers percepiscono come amici. E che da amici sono trattati: il 57% di loro ripone negli influencer una fiducia che va da un livello abbastanza alto fino ad altissimo. Proprio per l’ampio credito che gli viene riconosciuto, il 32% degli intervistati, negli ultimi tre mesi, ha comprato almeno un prodotto suggerito da uno di loro. A dimostrazione di quanto stia crescendo la credibilità di quel che dicono questi nuovi “maestri di vita”. Ma solo per alcuni.

C’è un 47% dei giovani che, pur seguendo degli influencer, dichiara di non dare particolare credito alle web star. E allora perché seguire qualcuno di cui non ci si fida? Due le motivazioni principali: per rimanere aggiornati o per mero divertimento. Questa scarsa fiducia sembra provocata soprattutto dalla percezione che post o storie con l’hashtag #adv (quindi commissionati da aziende) non siano davvero autentici. Infatti, il 77% di quelli che conoscono il significato dell’hashtag #adv ritengono che, quando un influencer sponsorizza un prodotto tramite una collaborazione retribuita, la buonafede e il senso critico dell’amico virtuale inizino a vacillare. In pratica lo si fa solo per interesse.

Sicuramente c’è da fare di più in termini di comunicazione anche sul significato del “cancelletto pubblicitario”: solo il 47% degli intervistati è a conoscenza di cosa voglia dire e la metà di essi lo ha scoperto da solo (il 5%, sorprendentemente, lo ha capito grazie a genitori e prof). Anche perché si sta aprendo una nuova linea di business per gli influencer e per le aziende che investono su di loro, ossia il mercato dei messaggi video personalizzati: il 12% sarebbe disposto a pagare somme fino a 100 euro per averli, e il 4% spenderebbe anche di più.

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