Preferenze degli utenti in tempo di Covid: crescono i servizi SVOD

Secondo una ricerca Doxa, presentata a margine del convegno dell’Osservatorio Internet Media del PoliMi, il 59% degli italiani ha accesso a servizi di video on demand in abbonamento

di Teresa Nappi
23 giugno 2020
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A margine della presentazione dei dati dell’ultima Ricerca dell’Osservatorio Internet Media della School of Management del Politecnico di Milano, svoltasi nella mattinata del 23 giugno 2020 (leggi di più qui), Doxa ha presentato la ricerca condotta in collaborazione con l’Osservatorio sulle preferenze degli utenti/consumatori espresse nel corso dell’emergenza Covid.

«Le restrizioni che hanno imposto agli italiani di rimanere in casa hanno contribuito a modificare alcuni comportamenti “abitudinari” degli utenti nella fruizione dei Media e, in particolare, dei contenuti video», ha spiegato Antonio Filoni, Head of Digital Offering di BVA Doxa.

«I dati della ricerca condotta evidenziano un deciso trend di crescita (+5 punti percentuali) nella scelta di un contenuto “da vedere” navigando direttamente all’interno dei cataloghi on-demand a disposizione. La propensione allo zapping cala invece ancora di 3 punti percentuali: se solo due anni fa quasi la metà degli italiani si lasciava guidare dal palinsesto, ora questa quota è al 37%. L’analisi per fasce di popolazione inoltre mostra come Millennials (18-34 anni) e GenX (la fascia 35-54) abbiano oramai quasi lo stesso comportamento».

Si conferma così quanto sottolineato nella prima parte del convegno da Andrea Lamperti, Direttore dell’Osservatorio Internet Media, che ha posto l’accento su come, sul fronte Media, si sia affermato l’uso dei servizio video on demand a pagamento (SVOD) in streaming in questo periodo (puoi approfondire qui).

La fruizione dei contenuti video è, quindi, sempre più connessa: il 59% del campione dichiara di aver accesso almeno a un servizio SVOD (Subscription Video On Demand), che per il 38% è condiviso anche con altre persone che non vivono sotto lo stesso tetto.

Il device preferito

Il device centrale per vedere questi contenuti rimane comunque il televisore.

Il tempo speso su questo dispositivo per fruire dei servizi on demand cresce (passando dal 52% al 55% del tempo complessivo), rimane costante su pc (22%), mentre cala su smartphone e tablet.

Crescono inoltre gli individui che accedono a questi servizi attraverso smart tv (38% vs 32%) o device da collegare al televisore (25% vs 18%). Non solo: il 66% che accede a questi servizi dichiara di aver cambiato alcune delle sue abitudini per meglio fruire dell’abbonamento.

In particolare: il 18% sceglie i titoli su pc o smartphone ma poi li collega alla televisione per vederli meglio; il 15% ha acquistato appositamente un device per rendere la propria tv connessa; il 14% ha appositamente acquistato una smart tv.

Il futuro del video on demand

Se fino a qualche anno fa, il mercato SVOD era nelle mani di pochi attori, ora il panorama si è fatto più vivace e complesso.

«Siamo di fronte a uno scenario fortemente competitivo che nel prossimo futuro potrebbe essere ancora più agguerrito con l’affacciarsi sul mercato di nuovi colossi mondiali, ma gli utenti italiani sembrano poco disposti ad attivare più abbonamenti per poter vedere i contenuti più interessanti», ha sottolineato ancora Filoni.

Se nell’ultimo periodo infatti il 20% ha usufruito contemporaneamente di tre o più abbonamenti, la percentuale di chi ha intenzione di mantenere attiva la sottoscrizione a più due piattaforme anche nel prossimo futuro cala drasticamente al 12%.

Su YouTube si preferisce guardare gli UGC

Per quanto riguarda invece i video all’interno di YouTube, dall’analisi emerge come gli utenti propendano sempre di più per contenuti creati dagli utenti comuni (User generated Content o UGC, scelta principale per il 62% del campione) o video prodotti da youtuber e influencer (21%).

Solo il 17% si affida principalmente a video editoriali/televisivi.

Questi pesi sono in parte differenti se analizziamo le diverse generazioni. Youtuber e influencer sono molto più rilevanti per i Millennials (39%), quasi inesistenti per i Baby Boomers (5%). Viceversa, i video editoriali sono la scelta principale per il 24% della fascia più anziana, mentre solo per il 12% della fascia più giovane.

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