È l’era del native advertising: il formato conquisterà il 52% della quota di mercato del display adv entro il 2020

La maggior parte degli investimenti nel formato sarà su mobile con una previsione di spesa pari a  8,8 miliardi di euro in Europa entro il 2020, secondo una nuova ricerca di Yahoo e Enders Analysis

di Caterina Varpi
23 febbraio 2016
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Il sempre maggior utilizzo da parte dei consumatori di dispositivi mobili per la ricerca e la fruizione dei contenuti è uno dei fattori determinanti per la crescita del native advertising, destinato ad aumentare del 156% nei prossimi 5 anni, conquistando entro il 2020 il 52% della quota di mercato di tutto il display advertising in Europa. Lo rivela lo studio Native Advertising in Europe to 2020 di Yahoo e Enders Analysis.

«Gli utenti mobili stanno influenzando rapidamente il modo di fruizione dei contenuti e questo rappresenta una grande opportunità per chi fa adv – dice Nick Hugh, vp EMEA di Yahoo. – Il native è un format estremamente efficace sui piccoli schermi e crea un’esperienza più capace di generare interazione e più contestuale. E’ una soluzione scalabile per gli editori e un’opportunità creativa e misurabile per i professionisti dell’adv che offre una soluzione ottimale da entrambe le parti».

8,8 miliardi di euro investiti su mobile in Europa entro il 2020

Il principale risultato di questo trend sarà che la maggior parte degli investimenti in native advertising sarà su mobile con una previsione di spesa pari a  8,8 miliardi di euro in Europa entro il 2020 – quasi sei volte gli 1,5 miliardi spesi nel corso del 2015. Gli investimenti totali nel formato in Europa cresceranno di 2,6 volte nei prossimi 5 anni, passando da €5.2 miliardi di euro nel 2015 a €13.2 miliardi di euro.

L’aumento della fruizione di contenuto via social media sarà uno dei principali driver di crescita, con un incremento pari al 300% nel native social network advertising entro il 2020, passando cioè dagli attuali 2 miliardi a 6,3. Inoltre, la fruizione sempre più forte dei video vedrà raddoppiare gli investimenti in formati video in-stream, passando dai 2,4 miliardi del 2015 ai 5,1 del 2020.

Lo studio sottolinea i benefici del native advertising sia per gli editori – che vedono la creazione di formati esclusivi come un mezzo per differenziare le loro offerte – sia per i professionisti dell’advertising e delle agenzie, che lo vedono come un modo per migliorare performance ed efficienza.

La ricerca evidenzia inoltre il grande potenziale del formato nel diminuire l’impatto dell’ad-blocking, data la sua più bassa propensione a essere rilevato da questo tipo di software. Sebbene non sia del tutto immune, il native advertising rappresenta un’opportunità concreta per il mercato per stabilire nuovi standard per un formato basato sulle preferenze degli utenti, dando loro meno motivi per bloccare gli annunci.

Joseph Evans, digital media analyst presso Enders Analysis, commenta: «Il native advertising sembra essere una di quelle rare situazioni  win-win per il mercato: più efficacia per i professionisti dell’adv, più valore per gli editori e maggiore gradimento da parte degli utenti. Essendo perfetto per i contesti mobile, social e video mobile, significa che la crescita nel native contribuirà a spingere gli investimenti nella pubblicità digitale display».

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