La tv e gli altri schermi: come cambia il palinsesto mediatico nell’era dello “screen-stacking”

Nel suo studio “Connected Life”, TNS ha indagato a livello mondiale l’impatto del digital sulla fruizione dei media, evidenziando come il piccolo schermo, da solo, non è più in grado di soddisfare il nostro desiderio di contenuti

di Alessandra La Rosa
10 luglio 2014
TNS Connected Life

Chiamatelo screen-stacking, multiscreening o come volete voi, resta di fatto che gli “altri schermi” sono ormai una certezza nella fruizione mediale della popolazione mondiale. A confermarcelo è anche TNS, che nel suo studio “Connected Life”, effettuato ascoltando più di 55,000 utenti internet nel mondo, ha riscontrato che fra gli utenti regolari della rete, tre quarti guardano la TV giornalmente e circa la metà, mentre guarda la TV, utilizza altri schermi. Un quarto, infine, guarda video online ogni giorno su un device digitale.

Insomma, se la televisione rimane una certezza nella dieta mediatica, il piccolo schermo, da solo, non è più in grado di soddisfare il nostro desiderio di contenuti. La metà di coloro che guardano alla sera la tv, infatti, si diletta contemporaneamente in altre attività digitali, come social media, controllo dell’email o ricerca di informazioni pre-acquisto online. Inoltre, a livello globale, possediamo circa 4 device digitali caduno, numero che sale a 5 fra gli Italiani, gli Australiani, i Tedeschi, gli Inglesi e gli abitanti di Hong Kong. La nostra voglia di essere connessi, di condividere le nostre esperienze online anche attraverso foto e video, sta trainando la diffusione di strumenti tecnologici di ultima generazione con performance sempre più appaganti, sostenendo parallelamente la crescita del fenomeno del multi-screening.

Il desiderio di fruire dei nostri programmi televisivi preferiti a tutte le ore del giorno sta anche sostenendo la crescita dell’utilizzo della cosiddetta Tv online. Un quarto (25%) degli intervistati a livello globale, infatti, guarda video giornalmente su PC, laptop, tablet o smartphone. Dato che sale a un terzo in Italia (33%), Cina e Singapore. Siamo fra i più voraci fruitori di video, insieme ai Russi (44%)  in Europa (25%) dove troviamo Francia e UK rispettivamente al 16% e 17%. Anche ad Hong Kong, il video online raccoglie grande interesse (32% degli intervistati guarda video online ogni giorno): qui i “phablet” sono sempre più popolari e supportano le visioni on-the-go con schermi maggiorati rispetto agli smartphone.

Eppure, nonostante questa forte crescita di fruizione online, la televisione tradizionale gioca comunque un ruolo molto importante nelle nostre vite, con tre quarti dei rispondenti (75%) che a livello globale dichiarano di guardarla quotidianamente (mentre in Europa il 77% e  in Italia l’82%). Tre telespettatori su quattro (76%) la guardano senza distrazioni, la sera mentre cenano. In Italia sono 4 su 5 (84%).

«In un mondo dove il multi-tasking è ormai la norma, il contesto in cui guardiamo la TV sta rapidamente mutando: non è più solo a casa, sul divano in fruizione esclusiva. Oggi la crescita dello “screen-stacking” da un lato e della tv online dall’altro, è oramai un fatto, una realtà con cui ci dobbiamo confrontare. In Italia, ancor più che in Europa, l’attenzione ai contenuti video online è elevata – commenta Gabriella Bergaglio, digital practice lead TNS Italia -. Se da un lato dunque non si discute il nostro amore per il televisore, dall’altro dobbiamo essere pronti a recepire nelle nostre attività di comunicazione e brand activation questi nuovi pattern di fruizione. I professionisti del Marketing e della Pubblicità sono dunque chiamati a tenere conto di questi cambiamenti affrontando una nuova grande sfida: l’attenzione è frammentaria e parziale, le tecnicality di memorizzazione diventano vitali per carpire, in pochi attimi, l’attenzione. “Key frame” di ricordo da riattivare nei diversi touchpoint, in sinergica e ripetuta riproposizione, finalizzata a fissarsi in modalità emotivamente vicine al nostro target».

Di seguito, un’infografica che sintetizza le principali evidenze dello studio.



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