Un quarto degli utenti associa la parola “fake” ai social, secondo uno studio di Teads

A causa delle “bufale”, inoltre, il 75% dei consumatori sarebbe propenso a cercare le news da fonti più affidabili. Dalla ricerca emerge anche una correlazione tra qualità editoriale e ricordo della pubblicità

di Andrea Di Domenico
15 maggio 2018
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A causa delle “fake news”, oltre il 75% dei consumatori è più propenso a cercare le news da fonti più affidabili rispetto a Facebook & Co. Anche perché, oltre un quarto degli utenti associa la parola “fake” ai social media. A dirlo è “In News We Trust”, un nuovo studio di Teads condotto a livello globale.

Per scoprire gli attuali atteggiamenti e le tendenze sul consumo di notizie e di annunci commerciali, la società specializzata in formati pubblicitari “outstream” (inseriti nel cuore di un contenuto editoriale) ha incaricato l’istituto indipendente Censuswide di intervistare oltre 16.000 consumatori in 8 Paesi, con il sostegno di molti dei principali editori partner, come Slate, Flipboard, ESI, Trinity Mirror, Libération, L’Express, SpeeD, Piemme, Clarin, Der Tagesspiegel, Ströer, Excelsior (Grupo Imagen), El País, El Mundo, ABC e El Periódico.

I risultati della ricerca confermano come la ricerca di un’informazione corretta e affidabile riguardi la maggior parte degli utenti: le “fake news”, infatti, hanno reso il 75% dei consumatori intervistati più propenso a cercare notizie da fonti di alta qualità e più affidabili. Sempre secondo la ricerca, la qualità è anche un fattore cruciale per quanto riguarda la pubblicità: oltre il 45% dei rispondenti ha citato la qualità come il fattore principale che impatta sul ricordo degli annunci pubblicitari.

Il ruolo delle notizie

Le news continuano a svolgere un ruolo fondamentale nelle vite dei consumatori: la maggior parte degli intervistati, infatti, legge notizie da una a cinque volte al giorno, utilizzando soprattutto le fonti online e la tv per ricevere le informazioni che desiderano.

Se consumo di notizie è intenso su tutti i dispositivi, la ricerca conferma lo stretto rapporto che esiste nel nostro Paese con lo smartphone: il 59% dei consumatori in Italia è propenso a leggere le news sul proprio telefono cellulare rispetto al 55% dei consumatori in Usa e al 51% in Regno Unito.

I social media, continua lo studio di Teads, sono considerati la tipologia di media meno affidabile per consumare notizie e pubblicità/contenuti dei brand: solo l’11% degli utenti, infatti, si fida delle pubblicità/contenuti dei brand sui social media. In tutto il mondo, i consumatori associano ai social media le parole “sensazionalizzato” (28%) e “fake” (26%), mentre associano ai publisher online le parole “conoscenza” (35%) e “accuratezza” (22%).

Il mezzo più affidabile? Per i giovani è l’online

Quando è stato chiesto fino a che punto i consumatori prestano attenzione alle notizie attraverso diversi mezzi, i publisher online e la tv sono emersi come i più forti, con il 59% degli intervistati che presta attenzione alle notizie online e il 51% alle notizie sul piccolo schermo.

I consumatori, peraltro, si focalizzano su qualcosa di più delle semplici notizie, il 40% degli intervistati nota gli annunci pubblicitari visti in tv, rispetto al 24% registrato dalla stampa e al 29% dall’online. A livello globale, i consumatori ricordano e si fidano della pubblicità in tv più di qualsiasi altro mezzo. Tuttavia, guardando al pubblico giovanile (dai 16 ai 24 anni), il canale online è emerso come il mezzo di cui più si fida e dove ricorda maggiormente la pubblicità.

“Sin dalla nascita della società, Teads è orgogliosa di lavorare con i principali editori premium in tutto il mondo. Comprendiamo il valore dei contenuti di qualità e sappiamo bene in prima persona che, per gli advertiser, questo sia il modo migliore per raggiungere le audience altamente coinvolte e interessate”, dichiara in una nota Eric Shih, Global SVP Business Development di Teads. “Vista l’attuale situazione geopolitica, i brand possono avere il timore di essere accostati a contenuti news, ma  siamo molto contenti che questo studio abbia dimostrato il contrario, ovvero che sarebbe un errore”.

“Per ogni editore oggi, il fenomeno “fake news” è assolutamente un argomento caldo e consolida la nostra missione di continuare a portare ai lettori notizie affidabili e di qualità”, commenta invece Fabrizio Tomei, Director Business Unit Digital di SpeeD (Società Pubblicità Editoriale e Digitale), sales house di Monrif Group. “É incoraggiante vedere la maggioranza dei consumatori associare i contenuti news con parole come conoscenza, fiducia e accuratezza”.

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