E-payment: Italia fanalino di coda in Europa

Il 91% dei nostri pagamenti sono “cash”, contro il 60% dei francesi e il 69% degli inglesi che sono nella media Ue. Le carte di credito e di debito sono usate solo nel 3% delle transazioni

di engage
31 gennaio 2014
epayment

Niente da fare, il denaro elettronico agli italiani proprio non piace. L’Italia, infatti, è fanalino di coda in Europa nell’e-payment: nove pagamenti su dieci sono ‘cash’, per l’esattezza il 91% contro il 60% dei francesi e il 69% degli inglesi che sono nella media Ue. Usiamo le carte di credito e di debito soltanto nel 3% delle transazioni. E questo, per il sistema, è un costo esorbitante: 10 miliardi di euro, stima l’Abi, pari a quasi un quarto dei costi di gestione del contante di tutta Europa che ammontano a 50 miliardi euro.

E’ la fotografia scattata da esperti, istituzioni, associazioni, aziende del settore nel corso di un incontro alla Camera dei Deputati, in un contesto mondiale in cui le stime del World Payments Report 2013 indicano che i pagamenti online e mobile cresceranno rispettivamente del 18% e del 58% entro il 2014.

Per l’e-payment si prevede che il volume delle transazioni raggiungerà un totale di 35 miliardi mentre saranno 29 miliardi le operazioni di m-payment, cioè da dispositivi mobili. Tanto che colossi del web come Amazon e Apple si stanno attrezzando per lanciare loro piattaforme per i pagamenti “mobile”.

«La massiccia adozione di carte di debito per pagamenti anche di piccole entità garantirebbe risparmi annui per 40 miliardi di euro, pari a 3 punti di Pil», ha spiegato il parlamentare di Sel Sergio Boccadutri, già autore di un emendamento sui Bitcoin, e primo firmatario di una proposta di legge che ha come obiettivo l’incentivazione dei pagamenti elettronici. Ha auspicato anche un tavolo di lavoro per generare un testo legislativo moderno in materia. «Ora viene la parte più complicata ma anche più stimolante che deve coinvolgere tutte le parti, aziende e istituzioni per migliorare l’offerta, il quadro normativo ed anche le condizioni infrastrutturali. Mi auguro che l’Agenda Digitale possa dare davvero un impulso in questo senso», ha sottolineato Geronimo Emili, presidente di CashlessWay, la prima associazione in Italia e in Europa contro l’utilizzo del denaro contante che tre anni fa ha organizzato il “No Cash Day”.

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