AgCom: per il settore media “in fumo” il 7% dei ricavi nel 2013

A pesare sull’editoria è soprattutto il calo della pubblicità (che per la prima volta lambisce anche internet) mentre resistono le vendite di quotidiani e i ricavi della pay tv. I ritardi infrastrutturali incidono sullo sviluppo di servizi pay innovativi

di Lorenzo Mosciatti
15 luglio 2014
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Profondo rosso per il fatturato del settore Comunicazione in Italia nel 2013: i ricavi del macrosettore che comprende tlc, radio, tv, poste, editoria e internet sono infatti scesi del 9% sul 2012, fermandosi quota a 56,1 miliardi, sotto la soglia del 4% del Pil.

E’ quanto ha fatto sapere l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), che ha presentato martedì la sua Relazione annuale alla Camera. A soffrire più di tutti è, sorprendentemente, il settore della telefonia mobile (-14% in un anno), dove oltre alla crisi pesa il calo dei prezzi. Relativamente meno marcata è invece la flessione del settore dei media (radio, tv, stampa e interney), che nel 2013 ha perso il 7% dei ricavi rispetto al 2012, totalizzando 14,7 miliardi di fatturato lordo.

Pubblicità: un altro anno nero

In quest’ambito, è soprattutto la pubblicità a trascinare il dato all’ingiù. Il calo della raccolta complessiva, ha ricordato l’AgCom, rispetto all’anno precedente è stato del 10,9%, da 8,3 miliardi a 7,4 miliardi. Crollano periodici (-24,1%) e quotidiani (-13,2%), ma vanno male anche tv (-10,1%) e cinema (-7%). La radio perde il 6,4%. Scende per il primo anno anche internet, del -2,5% (relativamente alla parte del mercato monitorata da Fcp-Assointernet, ndr). Per quanto riguarda l’incidenza sul mercato complessivo – secondo il quadro che emerge dalla Relazione annuale dell’Agcom al Parlamento – la tv è largamente in vetta con il 43,7% (i ricavi sono 3 miliardi 257 milioni), ma aumenta il peso di internet, ora al 19,7% (1 miliardo 465 milioni).

Nel dettaglio dei mezzi di comunicazione, offerto dall’AgCom, si confermano tutte le difficoltà della carta stampata.  L’editoria, quotidiana e periodica, ha perso nel 2013 quasi 700 mln di ricavi. Il fatturato dei quotidiani è sceso del 7%, quello dei periodici il 17,2%. I ricavi dei quotidiani passano da 2,5 mld del 2012 a 2,3 mld del 2013. I periodici da 2,8 mld a 2,3 mld. Il fatturato dei quotidiani è ormai lontano dai 3,1 miliardi del 2009: nel 2013 restano stabili i ricavi da vendita di copie (-0,48% a quota 1 miliardo 162 milioni), a pesare è il calo della pubblicità (-13,17% a quota 983 milioni). I ricavi da collaterali perdono il 16,53%, ora a quota 107 milioni. Per quanto riguarda i periodici dal 2010 è andato in fumo oltre un miliardo di ricavi (da 3,4 miliardi a 2,3 miliardi). L’anno scorso i ricavi da vendita di copie sono scesi del 13% (1,6 miliardi a 1,4 miliardi), la pubblicità del 24,1% (da 1 miliardo a 766 milioni), i collaterali del 21,3% (da 167 a 131 milioni).

Più contenuto il calo dei ricavi del settore televisivo. L’anno scorso sono calati del 4,4%, passando dagli 8 miliardi e 387 milioni del 2012 agli 8 miliardi e 21 milioni del 2013. Sky resta regina dei ricavi tv in Italia nel 2013, coerentemente con la sostanziale tenuta del ricavi della tv a pagamento (-2% nel 2013); la Rai perde meno dei concorrenti ed è ora seconda, sorpassando Mediaset. Lo scorso anno il gruppo 21st Century Fox/Sky Italia ha rastrellato 2,6 mld (-3,5% rispetto al 2012), la Rai 2,3 mld (-1,6%), Mediaset 2,2 mld (-8,2%).

Agenda digitale e regolamentazione 2.0

Come già anticipato, se in ambito media è l’asfittico mercato adv a frustrare ogni tentativo di ripresa, in ambito Telecom oltre alla crisi si segnala un preoccupante e continuo calo dei prezzi, dovuto alla crisi ma non solo. Ma anche se il confronto internazionale mostra come le famiglie italiane possano accedere ai diversi servizi di comunicazione sostenendo una spesa inferiore rispetto a quella sopportata mediamente dalle famiglie degli altri Paesi europei, è anche vero, che come ha sottolineato il presidente dell’Agcom, Angelo Cardani, «l’Italia mostra segnali di debolezza nello sviluppo e penetrazione di reti digitali di nuova generazione e di accesso ai servizi più innovativi». Ecco perché «sebbene nell’ultimo anno si sia parzialmente ridotto il divario digitale dell’Italia rispetto alla media europea molti sforzi restano da compiere».

angelo cardani

Nel corso della Relazione annuale, non è mancato neppure un riferimento alla necessità di una riflessione sulla nuova stagione della “regolazione 2.0”, in materia di nuovi servizi Internet, ruolo degli Over the top, Internet delle cose, Big e Open Data.

Cardani ha spiegato che «occorre interrogarsi sull’eventuale cambiamento dell’approccio regolamentare» per cogliere «l’effettiva portata dell’ingresso degli Over The Top sui mercati delle telecomunicazioni, oltre che su quelli dei media» ed ha ricordato che «da più parti, in sede internazionale e nazionale, viene con sempre più forza la richiesta di stabilire una parità di obblighi tra i diversi soggetti attivi dal lato dell’offerta».

Oltre alla «disciplina del diritto d’autore online», tra i temi di «enorme rilievo» che le autorità di regolazione hanno di fronte, Cardani ha citato «la tutela dei minori, la sicurezza delle reti, il pluralismo dell’informazione, l’eventuale disciplina della net neutrality, la regolazione delle piattaforme e dei servizi machine to machine, delle piattaforme che utilizzano le apps, o, più ampiamente, della cosiddetta internet delle cose».

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