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21/02/2019
di Programmatic-Italia

Il mestiere del programmatic trader? Servono nervi saldi e tanta pazienza. Lo rivela uno studio

Una ricerca internazionale getta luce sulle quotidiane difficoltà di chi gestisce le campagne in programmatic. Complessità che potrebbero essere evitate

Processi disparati, complessità superflue e reportistiche farraginose appesantiscono il lavoro dei “programmatic traders” - ovvero coloro che si occupano dell’impostazione, del monitoraggio e dell’ottimizzazione delle campagne pubblicitarie in programmatic - spesso a discapito della qualità del modo in cui vengono impiegati. E’ quanto rileva una ricerca internazionale dell’ad tech company CtrlShift, secondo cui tra l’altro due terzi dei “programmatic traders”, si trovano a dover gestire continuamente sei o più campagne pubblicitarie alla volta. Altri problemi frequenti sono l’alto numero di piattaforme utilizzate e la reportistica, ancora prevalentemente “fatta a mano”. Monitorando professionisti in tutto il mondo,  il report “Hot Traders Trade” di CtrlShift accende i riflettori sui crescenti sforzi richiesti agli operatori del programmatic, e sottolinea che il carico di lavoro non consente loro di utilizzare al meglio le proprie abilità. Il ruolo infatti richiede “non solo una conoscenza in profondità di molteplici piattaforme e strategie di ottimizzazione, ma anche una comprensione dei consumatori e un bisogno costante di essere aggiornati sugli ultimi trend”, nota il chief executive di CtrlShift Dominic Powers. "L’errore più tragico del settore è il sotto-utilizzo dei nostri operatori programmatici", avverte Powers. "C'è poco spazio per sfruttare il loro contributo come veri knowledge worker, quando vengono impiegati per così tanto del loro tempo a gestire complessità superflue e processi disparati". La ricerca avvalora queste considerazioni con una serie di evidenze, come il fatto che il 48% dei rispondenti dice di impiegare cinque o più piattaforme tecnologiche diverse al giorno, mentre quasi il 20% ne usa otto o più quotidianamente. Secondo la ricerca, oltre la metà delle campagna vengono ottimizzate da una a tre volte alla settimana, mentre un altro 33% da 3 a 6 volte. Secondo l’opinione generale degli operatori, le campagne con un budget “piccolo” (sotto i 50 mila dollari) sono più complesse da gestire rispetto alla grandi campagne da oltre 1 milione di dollari (probabilmente per la loro natura focalizzata sulla “performance”). Se le ottimizzazioni non sembrano poi così numerose, forse è anche perché gli operatori impiegano ancora molto tempo nella reportistica. Il 42% dei rispondenti afferma che più della metà dei report sono stati ancora eseguiti manualmente e il 29% crea report manuali l'80% delle volte. Considerati tutti questi fattori, CtrlShift si spinge a mettere in evidenza un rischio significativo di burnout per i programmatic specialists. Non sarebbe quindi un caso che quasi la metà dei 93 intervistati avesse trascorso meno di 12 mesi nel suo ruolo attuale.

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