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11/10/2018
di Rosa Guerrieri

Header bidding in-app: quanto ne sanno gli editori?

Secondo uno studio di InMobi, il 23% ha una conoscenza limitata o nulla della tecnologia. E per molti questo è un freno alla sua adozione

La conoscenza delle dinamiche dell'header bidding in-app tra gli editori non è così diffusa come si crede, secondo una ricerca internazionale di InMobi. Secondo i dati della società, relativi al mercato nordamericano, quando ai publisher di applicazioni è stato chiesto se capivano il concept dietro l'header bidding in-app, il 22% di essi ha risposto di comprenderlo molto bene, il 28% bene e il 27% moderatamente; ma il 12% ha rivelato di averne una conoscenza limitata e l'11% di non comprenderlo per nulla. E proprio una ridotta comprensione di questa tecnologia, per il 31%, è un freno alla sua adozione. Tra gli altri ostacoli, problemi di implementazione (23%), pochi accordi in programmatic (14%), latenza (11%), difficoltà a livello di scalabilità (11%) e questioni di compatibilità (10%). Tra i vantaggi registrati dall'adozione dell'header bidding, il 37% degli editori ha segnalato una maggiore trasparenza a livello di valore delle inventory e di offerte. Il 36% ha già registrato un aumento dei ricavi, mentre il 49% si aspetta di averlo nei giro dei prossimi 12 mesi. I dati di InMobi mostrano inoltre che il 52% degli intervistati utilizza una piattaforma di mediazione. Un ulteriore 15% conta di adottarne una nei prossimi 12 mesi. Tra i principali metodi di monetizzazione nell'ambiente in-app, al primo posto si posiziona il real-time bidding, usato dal 43% degli editori interpellati, seguono l'header bidding (31%), la self-mediation (28%) e l'uso di un ad network per tutta l'inventory (14%).

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