Youtube, nuovo caso brand safety: spot di oltre 300 aziende su canali “estremisti”

Lo rivela un’inchiesta della CNN: fra gli inserzionisti coinvolti ci sarebbero Adidas, Amazon e Facebook, ma anche giornali e cinque enti governativi americani

di Simone Freddi
20 aprile 2018
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Youtube, esplode un nuovo caso “brand safety”: le pubblicità di 300 aziende sono infatti state veicolate su canali che promuovono contenuti estremisti o violenti di vario tipo, inclusi canali filo-nazisti, di propaganda nordcoreana e a carattere pedopornografico.

Lo rivela un’inchiesta della CNN. Fra gli inserzionisti coinvolti ci sarebbero Adidas, Amazon e Facebook, ma anche giornali e cinque enti governativi americani.

Molte delle aziende coinvolte hanno detto alla CNN di non sapere che i loro annunci venivano veicolate su questi canali e che stavano lavorando a una pronta risoluzione del problema. Una delle aziende interessate, Under Armour (che si occupa di abbigliamento sportivo), dopo aver saputo dell’inchiesta ha deciso di ritirare le sue inserzioni dal sito di condivisione video.

Non è la prima volta che la piattaforma video di Google finisce al centro di controversie di questo tipo.

Lo scorso anno, era stato il Times a accendere i riflettori sugli spot di importanti aziende finiti all’interno di video di minori. I contenuti in questione, che mostravano ragazzini in abiti succinti, avevano attirato i commenti di centinaia di pedofili, oltre che milioni di visualizzazioni e, dunque, spot pubblicitari.

I ripetuti incidenti hanno sollevato molti dubbi sul fatto che YouTube sia in grado di proteggere in modo adeguato l’integrità dei suoi inserzionisti, vista l’enorme mole di contenuti caricati ogni giorno sulla piattaforma.

Dopo gli incidenti passati, alcune aziende hanno temporaneamente messo in pausa gli annunci su YouTube, anche se poi le pianificazioni sono riprese. I brand, infatti, continuano a investire in pubblicità su YouTube per raggiungere il suo vasto pubblico, soprattutto le generazioni più giovani. Google sostiene che la propria piattaforma video ha più di un miliardo di utenti, e che ogni giorno gli utenti guardano un miliardo di ore di video.

Le crescenti polemiche hanno comunque portato Youtube a mettere in campo diverse iniziative per tutelare la reputazione dei propri clienti pubblicitari, puntando sia su partnership con società specializzate in brand safety, sia sul rafforzamento delle proprie misure di sicurezza interne.

A gennaio, la piattaforma video aveva ufficializzato una serie di novità in questo senso, con il varo di criteri più stringenti per la scelta dei canali che possono ospitare la pubblicità (parzialmente modificati proprio ieri), mentre a febbraio erano state introdotte sanzioni per chi pubblica contenuti violenti. Sforzi che non sono comunque stati sufficienti a impedire l’emergere di un nuovo “caso”.

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