Web Tax, Trump minaccia dazi anche sui prodotti italiani. IAB Italia: “Necessaria per riequilibrare mercato”

Un’offensiva commerciale potrebbe danneggiare i Paesi europei, Francia in primis, che introdurranno una tassazione sui ricavi dei grandi operatori del digitale. Ma l’associazione difende la bontà e l’urgenza della misura

di Cosimo Vestito
03 dicembre 2019
web tax

I prodotti italiani esportati negli Stati Uniti potrebbero essere soggetti a dazi doganali nel caso in cui il Governo decida di applicare un regime di web tax. Lo hanno affermato il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e il Segretario al Commercio, Robert Lighthizer, durante il loro viaggio verso Londra, dove domani si svolgerà un vertice Nato.

Il monito riguardava innanzitutto la Francia, che ha già varato la tassa in via definitiva a luglio, tuttavia, è stato fatto sapere da Washington, è probabile che saranno penalizzati anche altri Paesi europei dove è in corso un dibattito parlamentare finalizzato all’introduzione di una tassazione sui ricavi di grandi operatori digitali, come, appunto, l’Italia, l’Austria e la Turchia.

In riferimento a queste esternazioni, IAB Italia ha ancora una volta ribadito all’Esecutivo l’importanza strategica della web tax e che andrebbe definita e applicata al più presto.

La Digital Tax non è stata concepita per discriminare i colossi del web americani, ma per riequilibrare l’assetto concorrenziale del mercato. La Digital Tax ha inoltre un obiettivo di lungo periodo e come associazione di categoria spingiamo affinché sia realizzata per dare sviluppo a un settore chiave per il nostro paese”, si legge nella nota stampa dell’associazione.

“Il digitale vale infatti, più di 65 miliardi di euro e impiega oltre 280mila professionisti a tempo pieno. Il valore dell’industria digitale porta con sé rinnovamento e trasformazione in tantissimi altri settori adiacenti, come per esempio il digital advertising che nel 2019 vale oltre 3 miliardi di euro, ma che è per il 76% nelle mani degli OTT che possono contare su ingenti risorse finanziarie derivanti da un gettito fiscale pari a nulla”, prosegue IAB Italia, “Risorse che questi colossi impiegano in sviluppo tecnologico e attività di M&A, togliendo evidentemente alle aziende domestiche ogni remota possibilità di poter competere sullo stesso piano, limitando le loro capacità di crescita o addirittura di sopravvivenza. La ‘discriminazione’ quindi semmai è verso le nostre aziende e non verso quelle americane!”.

La web tax era stata inserita nella Legge di Bilancio 2019 ma non è mai entrata in vigore in quanto non sono stati emessi i decreti attuativi che avrebbero dovuto definire in modo più preciso quali erano i “servizi digitali” rilevanti ai fini del provvedimento. Tuttavia, il nuovo Governo si è impegnato affinché la misura diventi effettiva comunque il primo gennaio 2020.

Così come approvata, la web tax o “digital tax” è un’imposta del 3% sui servizi digitali per le imprese che vendono online, forniscono pubblicità e trasmissione di dati. Il prelievo si applica alle aziende con ricavi “ovunque realizzati” non inferiori a 750 milioni euro e ricavi derivanti da servizi digitali, realizzati nel territorio dello Stato, non inferiori a 5,5 milioni. Il gettito stimato per le casse dello stato era stato fissato a a 150 milioni per il primo anno, per poi stabilizzarsi nell’ordine dei 600 milioni

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