Web tax e credito d’imposta sulla pubblicità sono legge: ok alla Manovra

Via libera del Senato alla “manovrina”: tra le norme approvate in via definitiva, le nuove regole per accordi fiscali con i big del digital e le agevolazioni per le aziende che aumentano la spesa pubblicitaria su stampa, radio e tv

di Simone Freddi
15 giugno 2017
manovra-webtax-senato

La “web tax transitoria” e il credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali delle aziende diventano legge: il Senato ha infatti approvato in via definitiva la “manovrina” con 144 sì, 104 no e un solo astenuto. Il provvedimento, già approvato alla Camera il 1 giugno scorso, diventa così legge.

Nato per dare seguito alle richieste europee di correzione dei conti pubblici, il decreto di aprile ha assunto progressivamente i contorni e le dimensioni di una vera e propria legge di bilancio, trasformandosi in una manovra-bis. Le norme vanno infatti dal fisco ai trasporti, dallo sport alla cultura, dal sostegno alle aree del sisma alle banche.

Due provvedimenti interessano, in particolare gli operatori del media e della pubblicità.

Via libera alla “web tax transitoria”

Proposta dal presidente della Commissione Bilancio della Camera, Francesco Boccia (Pd), la cosiddetta “web tax transitoria” inserita nella manovra è concepita come un intervento “ponte”, in attesa che si intervenga a livello sovranazionale con regole comuni.

Non si tratta un regime di tassazione, ma prevede nuove regole per accordi di tipo fiscale tra i colossi dell’economia digitale e il fisco italiano. I giganti del web, con oltre un miliardo di ricavi e un giro d’affari in Italia di almeno 50 milioni di euro, potranno stringere accordi preventivi con l’Agenzia delle entrate. I grandi player internazionali del digital potranno anche chiedere il riconoscimento della stabile organizzazione e regolare i conti con il fisco rispetto al passato, attraverso un accertamento con adesione, sanzioni dimezzate e il rischio di un procedimento penale azzerato.

Credito d’imposta per la pubblicità dal 2018

La manovra contiene poi un pacchetto di misure finalizzate a contrastare la crisi dell’editoria.

Tra queste, c’è un credito d’imposta del 75% sugli investimenti pubblicitari incrementali. Dal 2018, le imprese che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali, il cui valore superi almeno dell’1% gli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione nell’anno precedente, è attribuito un contributo, sotto forma di credito d’imposta, pari al 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati.

Non è chiaro al momento se il credito d’imposta si applichi anche agli investimenti effettuati sulle campagne pubblicitarie online (qui un approfondimento). Probabilmente la questione sarà chiarita nel Decreto del Presidente del Consiglio che, entro 120 giorni, definirà le ulteriori modalità e criteri di attuazione del credito d’imposta, stabilendo anche eventuali limiti complessivi di spesa che potranno rientrare negli sgravi.

Altre misure a favore del sistema editoriale riguardano l’aumento di 50 milioni (così da arrivare a quota 125 milioni) della somma destinata al Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione, la liberalizzazione delle edicole e fondi per il prepensionamenti dei giornalisti in caso di ristrutturazioni o crisi aziendali.

“Le misure approvate oggi dal Parlamento sugli incentivi per la pubblicità incrementale sulla stampa, sulla liberalizzazione della rete di vendita dei giornali e sui prepensionamenti dei giornalisti attuano i contenuti della legge sull’editoria e vanno nella giusta direzione”, ha commentato Maurizio Costa, presidente della Federazione Italiana Editori Giornali.

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