Via libera alla “web tax”. Dal 2019 imposta flat del 6% sulle transazioni digitali

Dalla Commissione Bilancio del Senato ok al provvedimento, che interesserà in particolare le multinazionali digitali. Alle banche il ruolo di sostituti d’imposta per i soggetti non residenti in Italia

di Caterina Varpi
27 novembre 2017
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Via libera alla Web Tax: la commissione Bilancio del Senato ha infatti approvato all’unanimità l’emendamento, a firma Massimo Mucchetti (PD), che introduce l’imposta sulle transazioni digitali.

A partire dal primo di gennaio 2019, le imprese dovranno pagare una “flat tax del 6% sui ricavi derivanti dalle prestazioni di servizi effettuate con mezzi elettronici. Sono escluse le aziende agricole, quelle che hanno aderito al regime forfettario e i “minimi”.

Ad essere assoggettate alla Web Tax saranno sia le multinazionali con sede all’estero sia le imprese italiane e quelle residenti in Italia, ma per non penalizzare queste ultime è previsto un Credito d’Imposta in compensazione di valore pari a quello della Web Tax da calcolare ai fini del pagamento dell’imposta sui redditi (configurandosi, quindi, come una ritenuta in acconto sull’Ires). L’inserimento del credito d’imposta è una delle novità dell’ultima formulazione del provvedimento, adottata per cercare di evitare l’inquadramento di “aiuto di stato“.

Per quanto riguarda i soggetti non residenti senza stabile organizzazione in Italia, entrano in gioco le banche e gli intermediari finanziari che operano nel nostro Paese, che avranno il ruolo di sostituti d’imposta e dovranno applicare una ritenuta d’imposta con obbligo di rivalsa sul soggetto che percepisce i corrispettivi.

Non del tutto chiaro è, al momento, quali sono le attività su cui verrà calcolata l’imposta, che verranno definite entro il 30 aprile da un decreto del Ministero dell’Economia che dovrà fissare il perimetro della base imponibile della Web Tax. Entro i due mesi successivi, inoltre, l’Agenzia delle Entrate dovrà definire le modalità di segnalazione al Fisco di tutte le attività correlate ai servizi forniti in digitale, probabilmente facendo ricorso all’uso dello spesometro. L’ultimo punto riguarderà la definizione degli adempimenti dichiarativi e di pagamento della web tax.

In attesa dei nuovi provvedimenti, appare scontato che la pubblicità online sarà uno degli ambiti interessati dalla Web Tax. Non fosse altro che è proprio dalla stima del mercato dell’advertising digitale (1,9 miliardi nel 2016) che la Ragioneria del Senato è partita per calcolare qual è il valore previsto dell’imposta in termini di nuovo gettito per l’erario: 114 milioni di euro annui.

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