Teads in prima linea per una pubblicità efficace e sostenibile. Previsti 125 milioni di euro di fatturato nel 2015

La necessità di contrastare gli ad blocker con adv meno invasiva al centro del primo Outstream Video Summit, organizzato a Milano dalla società specializzata in video adv

di Simone Freddi
27 ottobre 2015
Teads-outstream-summit-2015

Coinvolgere, non infastidire. Un principio da manuale per chi si occupa di comunicazione pubblicitaria ma il cui richiamo oggi si ripropone più forte che mai nell’ambito dell’online, dove il fenomeno degli ad blocker – i famigerati filtri anti-pubblicità – è in costante diffusione.

In molti – inclusa IAB USA – hanno messo in relazione il fenomeno degli ad blocker con la proliferazione sul web di formati pubblicitari fastidiosi e non pertinenti per gli utenti, richiamando la industry a una riflessione finalizzata allo sviluppo di standard pubblicitari capaci di coniugare i legittimi interessi di aziende ed editori con quelli degli internauti.

«La grande sfida oggi per la industry della pubblicità online è quella di impegnarsi per realizzare una comunicazione efficace e al tempo stesso sostenibile, magari anche riflettendo su qualche piccolo “peccato di gioventù”» ha detto Michele Marzan, ceo di Teads Italia, aprendo l’Outstream Video Summit, evento organizzato dalla società specializzata in digital video adv per affrontare gli scenari dell’advertising su internet, in cui questo tema ha trovato molto spazio.

Michele Marzan

L’Outstream Video Summit ha fatto tappa a Milano martedì, al Museo della Scienza e della Tecnologia, dopo aver coinvolto altre sedi di Teads a New York, Chicago, Londra e Parigi, a testimonianza dell’importanza del mercato italiano per la società.

Pierre Chappaz: «Un nuovo patto per l’online adv»

Vari i dati interessanti presentati nella prima parte del convegno: oggi, il 74% degli utenti internet è “costretto” a vedere pubblicità prima di accedere al contenuto a cui è diretto. Un dato la cui logica conseguenza è l’esplosione del fenomeno degli ad blocker, i filtri anti-pubblicità che quest’anno, secondo recenti calcoli, potrebbero costare alla filiera della pubblicità online qualcosa come 22 miliardi di dollari. Una cifra enorme, che mette la industry della pubblicità interattiva di fronte alla necessità di attivarsi per stabilire un “nuovo” patto tra advertiser, editori e utenti/consumatori.

«La diffusione degli ad blocker rischia di distruggere l’intero sistema – ha avvertito Pierre Chappaz, co-founder ed Executive Chairman di Teads -. Gli utenti hanno l’incubo della pubblicità invasiva, che rovina la loro esperienza di navigazione, in particolare i formati interstitial, i pop up e i preroll non skippabili».

Pierre Chappaz

«Da una parte – ha continuato Chappaz – è necessario mettere in pratica una operazione culturale: il 68% dei consumatori sottostima l’ammontare dei ricavi che la pubblicità genera ai siti web. In altre parole, è necessario spiegare agli utenti che è la pubblicità a rendere possibile la fruizione, in gran parte gratuita, dei contenuti che amano. Senza pubblicità, secondo uno studio che Teads ha condotto in Inghilterra, internet costerebbe 140 sterline l’anno per ogni utente. Ma questo non è sufficiente. E’ necessario al contempo, far evolvere la comunicazione pubblicitaria in modo che gli interessi di tutti gli attori coinvolti – investitori pubblicitari, editori e utenti – convergano».

Con l’obiettivo di svolgere un ruolo proattivo in questa operazione, Teads ha lanciato l’iniziativa di sensibilizzazione “Advertising Matters” (qui il nostro articolo dedicato) di cui fanno parte tra l’altro una campagna pubblicitaria finalizzata a sensibilizzare gli utenti sul ruolo fondamentale della pubblicità online e il “Manifesto per una Pubblicità sostenibile”, con 10 raccomandazioni per rendere la pubblicità meno invasiva, tra cui spiccano la necessità di lasciare all’utente il controllo dei formati, la responsabilità nella raccolta di dati, l’ottimizzazione al mobile di lunghezza e creatività della campagne video.

Teads, con i suoi diffusissimi formati “Outstream” come inRead e inBoard (diffusi a tal punto che attualmente, come ha dimostrato Michele Marzan su dati certificati da comScore, Teads risulta attualmente la terza property in Italia – dopo Google e Facebook – per bacino di video erogati), va proprio nella direzione di coniugare efficacia e rispetto per l’utente. «Con il loro posizionamento all’interno dei contenuti editoriali, i formati Outstream sono in grado di generare metriche migliori, in termini di awareness, ad recall e purchase intent rispetto a qualsiasi tipo di preroll, skippabile o no – ci ha detto Chappaz -. Ancora di più su mobile: i nostri formati sono già disponibili per iPhone e Android e nuove ad unit, sempre sviluppate in ottica mobile-centrica, arriveranno sul mercato nella prima parte del 2016».

Teads: Buona la prima per l’Outstream Video Summit

Al termine dell’evento, che ha visto anche il coinvolgimento di publisher e brand, piena soddisfazione è stata espressa da Antonella La Carpia, marketing e communications director EMEA di Teads: «Per noi quello di oggi è stato un evento molto importante, un’opportunità di porre ordine in quelli che sono i nuovi trend della comunicazione digitale, mettendo in luce la maniera giusta di creare nuove opportunità per brand ed editori attraverso la pubblicità video online, senza però dimenticare il rispetto degli utenti e della loro esperienza di navigazione».

Un plauso è arrivato anche dal presidente di IAB Italia, Carlo Noseda, anche lui intervenuto all’appuntamento. «Quello di una pubblicità più “sostenibile” è un tema che è già stato richiamato da IAB US e anche noi, come Associazione, non possiamo che essere contenti che anche in Italia si cominci a riflettere su questo argomento, che è senza dubbio strategico per tutta la industry. Il digital advertising è un settore che da sempre propone innovazione e crescita. Questa vocazione non si può certamente limitare, ma è importante sottolineare che gli sforzi devono essere tesi a sviluppare il rapporto tra marca e utente in maniera produttiva».

Carlo Noseda

Per Teads fatturato 2015 a 125 milioni di euro. L’Ipo? «Ci stiamo pensando»

La tappa italiana dell’Outstream Video Summit ci ha fornito l’occasione per fare il punto sugli step di crescita di Teads con Pierre Chappaz: «Prevediamo di chiudere il 2015 intorno a quota 125 milioni di euro come fatturato, in aumento del 60% rispetto al 2014».

Un ritmo di crescita che soddisfa e che potrebbe portare la società verso il più volte ipotizzato sbarco in borsa, magari già entro la fine del prossimo anno, come conferma in parte Chappaz. «E’ una delle nostre opzioni, anche se non l’unica. Il prossimo anno potremmo arrivare vicini ai 200 milioni di euro di ricavi, una dimensione che potrebbe essere quella giusta per lanciare l’Ipo. Ci stiamo pensando», ha concluso l’Executive Chairman di Teads.

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