Rivoluzione Facebook: dichiarerà i ricavi pubblicitari nei Paesi in cui li realizza

La società passa ad una “struttura di vendita locale”. Il cambiamento sarà realizzato nel corso del 2018, con l’obiettivo di completarlo in tutte le sedi entro la prima metà del 2019

di Caterina Varpi
12 dicembre 2017
facebook

Facebook annuncia un’importante svolta: la società, infatti, passa ad una “struttura di vendita locale” nei Paesi in cui è presente un ufficio che fornisce supporto alle vendite nei confronti degli inserzionisti locali. Questo significa che i ricavi pubblicitari realizzati col supporto dei team locali non saranno più contabilizzati dalla sede internazionale a Dublino ma dalla società presente in quel paese. Di conseguenza, verranno pagate localmente le tasse relative a quei ricavi. La novità riguarda anche l’Italia: i ricavi contabilizzati nel nostro Paese saranno soggetti alla fiscalità italiana.

Riteniamo che il passaggio a una struttura di vendita locale fornirà maggiore trasparenza ai Governi e ai policy maker di tutto il mondo che hanno chiesto una maggiore visibilità sui ricavi associati alle vendite che vengono supportate localmente nei rispettivi paesi”, dichiara Dave Wehner, Chief financial officer di Facebook, nel blog post ufficiale.

Facebook conta di realizzare il cambiamento nel corso del 2018, con l’obiettivo di completarlo in tutte le sedi, circa trenta in tutto il mondo, entro la prima metà del 2019. In Italia il la nuova struttura sarà introdotta a partire dalla prima metà del prossimo anno.

Il nuovo corso richiederà anche un’analisi delle leggi locali di ogni Paese interessato.

Ogni paese è unico e vogliamo essere sicuri di realizzare questo cambiamento in modo corretto. Si tratta di un grande impegno, che richiederà risorse significative per poter essere attuato in tutto il mondo. Introdurremo, il più rapidamente possibile, nuovi sistemi e modalità di fatturazione per garantire una transizione agevole alla nostra nuova struttura”, riporta la nota.

Facebook ha fatto un cambiamento simile anche nel Regno Unito e in Australia. Il quartier generale di Menlo Park continuerà ad essere la sede centrale di Facebook negli Stati Uniti e gli uffici irlandesi continueranno ad essere l’headquarter internazionale.

La notizia arriva dopo la crescente pressione internazionale per arrivare a una normativa comune per la tassazione sui giganti digitali. Per quanto riguarda l’Italia, con la legge di Stabilità del 2016 si è introdotto l’obbligo per capogruppo di multinazionali da almeno 750 milioni di fatturato, residenti nel nostro Stato, di fornire la rendicontazione Paese per Paese delle loro attività. Il termine ultimo per farlo è la fine dell’anno. Nella legge di Bilancio è poi in dirittura d’arrivo la web tax (leggi l’articolo).

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha reso noto che in Italia nel 2015 Facebook ha venduto pubblicità per 224,6 milioni, cifra che non è mai entrata nel mirino dell’Agenzia delle Entrate. Facebook ha incassato la cifra a Dublino, sfruttando le condizioni più vantaggiose dell’erario irlandese. La filiale italiana ha contabilizzato solo i servizi amministrativi e logistici garantiti alla casa madre ossia 7 milioni di euro nel 2015 e 9,3 nel 2016, e ha pagato una tassa di circa 200.000 euro nel 2015 e 267.000 l’anno scorso. Questo, con la nuova struttura societaria appena annunciata dovrebbe essere evitato.

La decisione di Facebook è stata salutata positivamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano, che l’ha definita «molto positiva», secondo quanto hanno fatto sapere fonti del Mef. «Si tratta di un cambiamento importante che va nella direzione giusta: assicurare che i redditi siano dichiarati e tassati dove vengono prodotti».

Tuttavia, secondo quanto sostiene a Corriere.it Carlo Galli, partner dello studio Clifford Chance e responsabile del dipartimento fiscale in Italia, la novità non implica necessariamente che la dichiarazione locale di questi redditi porterà il social network a pagare molte più tasse di oggi. «Se Facebook cambierà soltanto la struttura delle vendite e il flusso commerciale, senza modificare in modo rilevante le funzioni svolte, gli asset utilizzati e i rischi assunti, anche la tassazione non subirà variazioni significative», ha dichiarato l’esperto legale.

E in effetti, molto dipenderà da ciò che Facebook includerà nei “ricavi supportati dai team locali”, considerando che gran parte delle campagne sul social viene acquisita in modo completamente automatizzato.

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