Riforma sul copyright, si vota mercoledì. La Commissione Ue: “Ora o mai più”

Un voto dall’esito incerto per una direttiva controversa, che punta a regolare il diritto d’autore nell’era di Internet, ma il cui testo ha prodotto reazioni contrastanti

di Alessandra La Rosa
10 settembre 2018
copyright-ue

Si avvicina il giorno del dibattito e del voto in plenaria al Parlamento Europeo della riforma Ue sul copyright, atteso per mercoledì 12 settembre. Un voto dall’esito incerto per una direttiva controversa, che dovrebbe regolare il diritto d’autore nella nuova era di Internet, ma il cui testo ha prodotto negli scorsi mesi reazioni contrastanti. Ma andiamo con ordine.

La riforma Ue è nata con l’obiettivo di tutelare autori e titolari di contenuti, che “incontrano difficoltà nel momento in cui cercano di concedere una licenza e di essere remunerati per la diffusione online delle loro opere”, riporta il testo della riforma, e gli editori di giornali che “riescono difficilmente a concedere licenze per le pubblicazioni online ricavando una quota equa del valore che esse generano”. La direttiva risponderebbe di fatto a un vuoto legislativo, che secondo l’Ue ha consentito alle piattaforme che ospitano contenuti caricati dagli utenti di evitare di pagare una licenza equa per i contenuti creativi. Inoltre, attraverso di essa, l’Europa vorrebbe tutelare l’industria dei media visto che, nonostante il pubblico dei lettori sia diventato enorme, la maggior parte degli editori non sia ancora riuscito a trovare un modello sostenibile per l’informazione online.

A luglio il Parlamento europeo ha votato contro l’avvio dei negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla proposta della direttiva. Ora il testo tornerà a essere esaminato e votato in aula mercoledì, stavolta emendamento per emendamento. Bisognerà dunque attendere quella data per capire se l’iter andrà avanti.

Due articoli al centro del dibattito

Sono stati due in particolare gli articoli che più hanno infiammato gli animi. Il primo, l’articolo 11 – chiamato erroneamente link tax -, si propone di difendere il principio secondo cui il lavoro giornalistico diffuso tramite la rete va in qualche modo remunerato dalle grandi piattaforme che aggregano contenuti (come i motori di ricerca e i social network), proponendo una forma di compenso per gli editori per l’utilizzo di un’opera protetta da diritto d’autore. Tradotto: per poter indicizzare articoli giornalistici e permettere la visualizzazione dell’anteprima (snippet), i motori di ricerca dovrebbero in qualche modo pagare le testate, magari sotto forma di abbonamenti. Secondo alcuni, però, tale norma potrebbe penalizzare gli editori più piccoli e portare a una minore possibilità di avere una corretta informazione online.

L’altro è l’articolo 13, il quale invece prevede che le piattaforme digitali implementino un filtro automatico, un algoritmo, in grado di verificare tutti i contenuti caricati prima della loro pubblicazione, per controllare che non siano stati violati i copyright e, in tal caso, impedirne la pubblicazione. “Se il Parlamento dovesse approvarla, queste piattaforme dovrebbero inoltre ottenere una licenza per i contenuti di copyright per fine di generare un equo ritorno economico ai creatori”, sottolinea l’articolo. Fino ad ora, le piattaforme stile YouTube si erano appellate al “Safe Harbour”, cioè a una parte della regolamentazione pensata per le piattaforme ecommerce, secondo cui la responsabilità dei contenuti (e dunque anche della possibile violazione del copyright) è nelle mani di chi li carica e non di chi li ospita.

Pur condividendo la necessità di fare in modo che le opere d’ingegno abbiano più tutele e compensi, i detrattori della norma sottolineano il rischio che un filtro automatico possa arrivare a trasformare internet da una piattaforma aperta alla condivisione a uno strumento di sorveglianza automatizzata e di controllo degli utenti. Il filtro di cui si parla – tra l’altro – oltre che essere dispendioso (e dunque inaccessibile per le piccole realtà) sarebbe tuttora soggetto a delle imperfezioni e quindi rischierebbe di bloccare anche i contenuti che non violano nessun tipo di norma.

Se da un lato, insomma, è abbastanza condivisa l’esigenza di maggiori tutele per chi crea i contenuti (considerabili opere d’ingegno, e dunque richiedenti una remunerazione), pure è diffusa la convinzione che la normativa europea possa mettere a rischio da un lato la sopravvivenza economica di piccole realtà digitali e dall’altro costituire un freno per la libera espressione del pensiero di cui Internet è stato portavoce sin dalla sua nascita.

La Commissione Europea: “Ora o mai più”

In questi mesi diverse personalità politiche, associazioni e operatori grandi e piccoli si sono espressi a favore o contro, ma per la Commissione Europea una presa di posizione sul tema adesso è davvero necessaria, soprattutto in un momento storico in cui i media (soprattutto digitali) sono sotto pressione in vari Paesi del mondo.

“E’ ora o mai più” il momento della riforma Ue del copyright, perché “se il Parlamento europeo non riuscirà a concordare una posizione, la riforma non potrà essere conclusa entro l’anno prossimo” quando scadrà l’attuale legislatura europea, ha spiegato una portavoce della Commissione Ue all’ANSA. Una bocciatura o un nuovo rinvio, infatti, affosserebbero la riforma in quanto non ci sarebbero più i tempi tecnici per approvarla entro la fine del mandato di questo Parlamento europeo.

Le nuove regole sul copyright “sono necessarie per consentire ai creatori e alla stampa di ottenere accordi migliori quando i loro lavori sono resi disponibili online”, ha proseguito la portavoce. Se resterà quindi in vigore la direttiva del 2001 ormai superata dai tempi, continueranno a non potere approfittare del nuovo ecosistema online “né i creatori, né gli utenti, né le piattaforme europee”, sottolinea la portavoce, ma solo i giganti del web americani, da Google a YouTube e Facebook. “La nostra proposta salvaguarda la libertà di espressione”, ha aggiunto la portavoce, “non mette al bando né i meme né i link a differenza di quanto è stato sostenuto nel dibattito pubblico”. “Ci aspettiamo ora che l’Europarlamento raggiunga una posizione e cominci i negoziati su questa importante riforma”, ha concluso.

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