Publitalia, raccolta verso la parità nel primo quadrimestre

Dopo un primo trimestre a -1%, aprile riporta la concessionaria di Mediaset verso il risultato 2013. Intanto, il presidente del gruppo di Cologno Fedele Confalonieri tuona contro il “Neocolonialismo” dei big della rete

di Lorenzo Mosciatti
29 aprile 2014
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La raccolta pubblicitaria di Publitalia, concessionaria di Mediaset, si aggira nel primo trimestre intorno a un calo dell’1%, mentre nei primi quattro mesi dell’anno c’è un avvicinamento alla parità rispetto allo stesso periodo del 2013. Lo ha anticipato l’a.d. di Mediaset e Publitalia, Giuliano Adreani, nel corso della conferenza stampa tenutasi dopo L’Assemblea degli Azionisti di Mediaset, riunitasi oggi sotto la Presidenza di Fedele Confalonieri.

Giuliano Adreani

“I primi tre mesi sono intorno a -1%, nei primi quattro ci stiamo avvicinando al pareggio, in un mercato nel complesso ancora negativo”, ha detto Adreani, precisando che “aprile è andato benissimo nella prima parte, mentre nell’ultima parte stiamo un pò soffrendo”.

Anche in casa Publitalia, la sensazione prevalente è che il 2014 sia destinato ad essere un po’ migliore del 2013 a livello di raccolta pubblicitaria. Ricordiamo che i dati Nielsen sugli investimenti adv, per ora fermi al bimestre gennaio-febbraio, segnalano per la tv un +0,2% rispetto ai primi 2 mesi del 2013.

“Il 2014 è ancora un anno difficile”, ha aggiunto Adreani, “ma la situazione è migliore. Pensiamo che ci sia una leggera ripresa dovuta soprattutto ad alcuni settori come le auto e il food. Credo che l’anno in corso sarà migliore del precedente”.

Fedele Confalonieri

Ma per il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, la ripresa, quella strutturale, che parte dai consumi delle famiglie, non c’è. Secondo lo storico collaboratore di Silvio Berlusconi non basterà una gestione “brillante” dei conti per agganciare, quando finalmente arriverà la ripresa, il ciclo positivo dell’economia. “Ci vorranno idee, contenuti, aggressività. Ci sarà il riposizionamento di Mediaset nel quadro dei media che si va formando nella competizione dei soggetti globali”, ha previsto.

Un quadro reso ancora più complicato da quello che Confalonieri ha definito come il “neocolonialismo” dei big di internet come Facebook, Google e Amazon.

«I colossi multimediali, gli operatori di internet» producono ricchezza in Italia ma «la si porta altrove e non si pagano le tasse: a noi questa sembra una forma di neocolonialismo», ha detto il presidente di Mediaset, lamentando che «esiste un tema di tassazione per cui Google, Facebook e Amazon generano utili in Italia ma non pagano qui le tasse». Secondo Confalonieri l’obiettivo della web tax «era giusto: colpire forme moderne ma non per questo meno odiose di evasione».

«Alla fine, detto in modo brutale, o noi o loro – ha concluso Confalonieri –. O i nostri e per nostri intendo italiani, autori, registi, produttori, per citare solo una delle filiere interessate. O i loro. E non voglio scomodare qui la dimensione culturale europea: mi basta fermarmi all’aspetto economico».

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