Copyright, il Parlamento Europeo boccia la riforma. Voto rinviato a settembre

Il Parlamento Ue ha votato contro l’avvio dei negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla proposta di direttiva per la riforma del copyright. Il testo tornerà a essere esaminato e votato dalla prossima sessione plenaria a settembre

di Caterina Varpi
05 luglio 2018
copyright

Il Parlamento europeo, riunitosi a Strasburgo, ha votato contro l’avvio dei negoziati fra Parlamento, Consiglio e Commissione Ue sulla proposta di direttiva per la riforma del copyright. Il testo tornerà a essere esaminato e votato in aula nella prossima sessione plenaria a settembre. A favore della riforma si sono espressi 278 eurodeputati mentre i no sono stati prevalenti, arrivando a 318. 31 sono stati gli astenuti.

La direttiva sul diritto d’autore ha fatto discutere nei giorni scorsi i contrari, tra cui il Vicepresidente del Consiglio dei Ministri italiano, Luigi Di Maio, e realtà come Wikipedia Italia che ha oscurato il sito in segno di protesta (qui la news), secondo cui la riforma “limiterebbe la libertà di Internet”, e i sostenitori, tra cui l’editoria e l’industria discografica, che vorrebbero portare i grandi big del digitale, come Google e Facebook, a riconoscere un giusto compenso agli editori e ai creatori dei contenuti per l’utilizzo delle loro opere.

“Mi dispiace che la maggioranza dei deputati non abbia sostenuto la posizione che io e la commissione giuridica abbiamo preparato. Ma ciò fa parte del processo democratico. Torneremo sul tema a settembre con un ulteriore valutazione per cercare di rispondere alle preoccupazioni dei cittadini, aggiornando nel contempo le norme sul diritto d’autore per il moderno ambiente digitale”, ha commentato dopo la votazione il relatore del provvedimento, il tedesco Axel Voss.

La riforma è nata con l’obiettivo di tutelare autori e titolari di contenuti, che “incontrano difficoltà nel momento in cui cercano di concedere una licenza e di essere remunerati per la diffusione online delle loro opere”, riporta il testo, e gli editori di giornali che “riescono difficilmente a concedere licenze per le pubblicazioni online ricavando una quota equa del valore che esse generano”. Le critiche si sono concentrate soprattutto sugli articoli 11 e 13 approvati con l’emendamento passato a giugno per il vaglio della Commissione giuridica dell’Europarlamento (per approfondire i contenuti della riforma clicca qui).

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