Mediaset-Rai, si riaccende lo scontro sul dumping

A rinfocolare le accuse di “concorrenza sleale” all’emittente pubblica è il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, che parla di “inaccettabile politica di mortificazione del valore della pubblicità”. La replica di Rai Pubblicità: “Il tema non sussiste”

di Andrea Di Domenico
26 giugno 2020
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Torna ad accendersi la polemica sulle politiche commerciali delle concessionarie di pubblicità televisiva. A rinfocolare le accuse rivolte, in particolare, alla Rai che praticherebbe una concorrenza “non fair” potendosi avvalere, a differenza delle emittenti private, degli introiti del canone tv è stato il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri, durante il discorso all’odierna assemblea degli azionisti del Biscione.

“La Rai, italianissimo protagonista di punta dello scenario dei media, ha dato vita ormai da anni a una pratica scorretta e anticoncorrenziale, fatta di una politica di sconti molto aggressiva, resa possibile unicamente dalla presenza del canone di cui Rai è unica beneficiaria” – ha detto Confalonieri. E su questo, il presidente di Mediaset ha aggiunto: “Il dumping più volte denunciato è stato accertato da Agcom, che ha rilevato come la condotta di Rai nella vendita degli spazi pubblicitari non sia trasparente e non garantisca la concorrenza ad armi pari con gli altri operatori privati, che hanno nella pubblicità l’unico introito”.

Confalonieri ha poi ricordato che nei giorni scorsi, la Commissione parlamentare di Vigilanza aveva rilevato “la persistenza di tali pratiche e ne ha chiesto conto in audizione all’azienda” e ha aggiunto: “Il servizio pubblico televisivo quasi in tutta Europa non raccoglie pubblicità o ne raccoglie una misura limitata. Auspichiamo che cessi questa inaccettabile politica di mortificazione del valore della pubblicità, questa pratica anticompetitiva, altresì un ritorno a un confronto concorrenziale pubblico-privato equo e anche una rifocalizzazione della Rai come servizio pubblico, con un ruolo di equilibrio per tutto il sistema“.

Sullo sfondo c’è un possibile progetto di ridefinizione del ruolo della Rai nel mercato televisivo italiano, che avrebbe il fine di ricollocare nel solo servizio pubblico la Rai lasciando agli editori privati la fetta commerciale della Tv. Sul tema sarebbero già pronte, secondo quanto riportato negli scorsi giorni da La Stampa, le linee guida di un progetto di legge a cui sta lavorando il parlamentare Giorgio Mulè (Forza Italia) che potrebbe sul tema trovare la sponda di altre forze parlamentari, tra cui Italia Viva.

Il tutto avviene, peraltro, alla luce della più drastica contrazione degli investimenti pubblicitari della storia recente, causata dalle conseguenze dell’epidemia di coronavirus che ha visto la raccolta televisiva lasciare sul campo, nei primi 4 mesi dell’anno, qualcosa come il 20% rispetto all’anno precedente, in soldoni oltre 240 milioni di euro.

Non si è fatta attendere la replica alle parole di Confalonieri da parte di Rai Pubblicità, che in una nota ha precisato a stretto giro come “il tema del dumping, evidentemente, non sussiste dato che il costo degli spazi pubblicitari della Rai è più alto rispetto a quello dei concorrenti privati”.

Ciò, continua il comunicato della concessionaria di Viale Mazzini, è “dimostrato in maniera inequivocabile dal fatto che negli ultimi anni la quota di mercato dei soggetti privati si sia notevolmente espansa, proprio a danni della quota di mercato Rai”.

Rai Pubblicità ricorda inoltre, “come già anticipato in sede di audizione alla Commissione di Vigilanza Rai, che proporrà al mercato una profonda revisione al ribasso dei propri listini e degli sconti in vigore a partire da settembre, nello spirito di una piena collaborazione con le autorità e in particolare con AgCom”.

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