Mediaset lancia la piattaforma Play; pubblicità a +2% nel 1° semestre

Il gruppo acquista il canale 20 del dtt e Radio Subasio. La nuova offerta Ott gratuita attesa tra fine anno e inizio 2018. Publitalia continua a lavorare per lanciare l’addressable advertising sui canali in chiaro

di Andrea Salvadori
06 luglio 2017
Pier-Silvio-Berlusconi-2017
Pier Silvio Berlusconi

Mediaset conferma l’acquisizione del canale 20 del digitale terrestre, comunica di aver raggiunto l’accordo per l’acquisto di Radio Subasio, chiude il primo semestre dell’anno con la raccolta pubblicitaria in crescita di due punti percentuali e lavora al lancio di Mediaset Play, la piattaforma che permetterà la visione gratuita dei programmi in chiaro sulle smart tv e sui device mobile anche in modalità on demand.

«Abbiamo perfezionato l’acquisto del canale 20», di proprietà fino ad oggi del gruppo TBS, ha annunciato Pier Silvio Berlusconi, amministratore delegato di Mediaset, alla presentazione dei palinsesti autunnali. «Lo rilanceremo in autunno, in queste settimane stiamo cercando di capire quale tipo di canale realizzare. Di certo non sarà un “minigeneralista” perché questo tipo di emittenti ha costi troppo alti. Sarà dunque un canale tematico, magari con qualche nostra produzione, ma sicuramente con tante trasmissioni di cui abbiamo o avremo i diritti», ha detto Berlusconi. Da definire anche il nome (attualmente la frequenza è coperta da Rete Capri): non è escluso che il canale si chiami semplicemente Venti.  L’emittente finirà sotto la responsabilità di Marco Costa, il direttore delle altre tematiche, Iris, La5, Top Crime, Italia 2, Mediaset Extra e Mediaset Italia.

Mediaset ha dunque chiuso anche l’accordo per far confluire Radio Subasio all’interno di Radio Mediaset e attende ora il via libera delle autorità competenti per chiudere l’intesa. «E’ un’altra piccola operazione, per noi però molto importante, perché Subasio è una radio multiregionale molto radicata nel Centro Italia, con tante frequenze e con una programmazione focalizzata sulla musica italiana. Una radio dunque che si integra perfettamente nella nostra offerta attuale».

Sul fronte pubblicitario, «in un mercato che secondo noi dovrebbe chiudere il primo semestre in calo del 3%, con la televisione a -2%», ha detto Stefano Sala, amministratore delegato di Publitalia, «Mediaset archivia i primi sei mesi dell’anno con un attivo di circa due punti percentuali, con la televisione che segna una leggera crescita, la radio che cresce del 7-8% e punta a chiudere l’anno a 72 milioni di euro e il digital che aumenta i suoi ricavi di poco più il 2%, quattro volte meglio di quanto dovrebbe fare secondo noi il mercato senza considerare Google e Facebook». Tv, radio e web di Mediaset registrano dunque risultati migliori dei propri settori di riferimento, guadagnando così quote rispetto alla concorrenza.

Stefano Sala
Stefano Sala

Mediamond, la concessionaria che si occupa della pubblicità dei mezzi digital, radiofonici e stampa di Mediaset e Mondadori, pone fine ai primi sei mesi dell’anno, aggiunge l’amministratore delegato Davide Mondo, «con una raccolta digital in aumento del 3,2% per quanto riguarda Mediaset e Mondadori». Questo business vale vale circa 100 milioni di euro su base annua.

2017 in utile ed evoluzione del modello di business per Premium

Guardando alla fine del 2017, Mediaset conta di tornare in utile dopo il pesante passivo registrato nello scorso esercizio, «un risultato di cui è responsabile solo la mancata chiusura dell’accordo con Vivendi su Premium», ha aggiunto Berlusconi. «Ad oggi i nostri risultati sono i linea con gli obiettivi che abbiamo annunciato a Londra a inizio anno, presentando il nuovo piano industriale, sia per i costi sia per le quote del mercato pubblicitario che intendiamo conquistare da qui al 2020».

Per Premium, il tallone d’Achille del bilancio 2016, Mediaset «continua a lavorare più sui margini che sul numero degli abbonati e dunque dei ricavi», ha precisato Marco Giordani, cfo del gruppo, in attesa di capire se il calcio continuerà ad essere uno degli asset dell’offerta pay, a seconda di come andrà l‘asta per i diritti tv della Serie A prevista in autunno. Nel frattempo, la prossima stagione il gruppo continuerà a trasmettere le partite della Champions League (in esclusiva) e del campionato di Serie A, introducendo anche la novità della vendita della singola partita.

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Guardando al futuro, nel caso il calcio uscisse dall’orbita del gruppo, aggiunge Berlusconi, «rimane valida l’opzione di una Premium fondata su un’offerta di film e serie tv, come annunciato a Londra. Non so dire se l’evoluzione di Premium andrà verso il modello di Infinity, il nostro servizio di streaming online premium. Diventeranno la stessa cosa? E’ ancora presto per dirlo. Vedremo. Di certo, la pay tv come l’abbiamo immaginata qualche anno fa è arrivata al capolinea e il suo modello di business dunque è da ripensare».

Mediaset Play, “la nuova digital experience gratuita” di Mediaset

La grande novità della prossima stagione del gruppo di Cologno si chiamerà invece Mediaset Play, «la nuova digital experience gratuita di Mediaset», ha detto Pier Paolo Cervi, dallo scorso luglio direttore business digital del gruppo, una funzione prima assente all’interno del management gruppo di Cologno.

Grazie alla nuova applicazione, che sarà lanciata tra la fine dell’anno e l’inizio del 2018, la programmazione in chiaro di Mediaset potrà essere vista sulle smart tv e sui device connessi alla rete con quelle modalità che sono tipiche della tv on demand. «Con questa nuova piattaforma over the top rendiamo disponibili tutte le funzionalità che sono oggi proprie del mondo pay in modalità gratuita e con la massima semplicità. Niente decoder, niente parabola, ma solo contenuti trasmessi gratuitamente e visibili sugli smartphone, sui pc e sulle tv connesse».

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Pier Paolo Cervi

Mediaset Play permetterà agli utenti di interrompere i programmi in chiaro delle reti Mediaset e di vederli in un altro momento. Inoltre, Mediaset sta lavorando ad una relazione sempre più stretta tra la fruizione dei propri contenuti sulla televisione e sui device mobile, in un logica di continuità di visione sui vari schermi. Uno scambio continuo di contenuti che sarà alimentato anche dai chatbot lanciati sull’app mobile dei programmi e delle property digitali di punta del gruppo, come ad esempio quelle di Meteo.it o del Grande Fratello Vip. L’intenzione è di sfruttare la forza multimediale di prodotti  come il TgCom 24, «diventato nel 2017 il sito di informazione più seguito in Italia su smartphone e tablet», e Le Iene, «un programma capace di vivere al di là della trasmissione in tv con i suoi 7,4 milioni di follower sui social».

Sotto l’ombrello di Mediaset Play dovrebbero dunque finire tutte le piattaforme di streaming di video del gruppo,  comprese dunque Mediaset On Demand e Mediaset.it, ad esclusione di Infinity. «Mediaset è già oggi l’editore di video online leader in Italia, controlla il 60% del mercato e può contare su una media di 3,1 milioni di video visti ogni giorno. Il trend è oltretutto in continua crescita: nell’ultimo trimestre le video views di Mediaset On Demand sono aumentate del 35%».

E non è tutto, perché la nuova piattaforma trasmetterà anche produzioni create ad hoc, raccogliendo i frutti degli investimenti effettuati dal gruppo nel settore dei cosiddetti multichannel network, quelle realtà che garantiscono ai talent, ai creatori di video per il web e i social, visibilità e e dunque monetizzazione grazie alla massa critica del circuito.

In autunno è dunque attesa la nascita di Studio 71 Italia, la società figlia dell’accordo sottoscritto a inizio anno con Tf1 e ProSiebenSat.1 Media (qui l’articolo sull’operazione) di cui Mediaset sarà azionista con il 49% e attraverso la quale verrà gestito l’intero business italiano di Studio 71, il network internazionale che fa capo al gruppo tedesco. Mediaset è inoltre socio della piattaforma italiana Blasteem con una partecipazione del 40%.

Addressable tv sì, programmatic tv no

Tornando alla pubblicità, Publitalia continua a lavorare per lanciare l’addressable advertising sui canali in chiaro, «mentre  per quanto riguarda la vendita degli spazi televisivi in modalità programmatica», ha precisato Stefano Sala, «al momento siamo fermi, poiché  il mercato non crede ancora in questa forma di acquisto. Il programmatic è invece una realtà per noi sia in ambito digital sia radiofonico».

L’addressable advertising è quella tecnologia che permette di pianificare spot differenti a seconda dei propri interessi, della geolocalizzazione e del proprio stile di consumo. Ma non solo: Publitalia ha anche la possibilità di pianificare formati pubblicitari display a integrazione della tabellare.

Lanciata da Mediaset lo scorso anno sui canali Premium connessi ad internet, la pubblicità addressable si appresta ad arrivare ora anche sui canali in chiaro, un’offerta che naturalmente riguarda sempre le smart tv.  I test in corso riguardano al momento le campagne del gruppo e coinvolgono un panel ristretto di utenti. L’obiettivo di Mediaset è andare a regime con il sistema nei primi mesi del  2018.

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