Il Post, pubblicità a +38% nei cinque mesi e nuovo servizio di abbonamento

Dopo un 2018 con raccolta a +10%, il quotidiano nativo digitale punta a chiudere l’anno con un incremento del fatturato pubblicitario vicino al 40%. Parola a Biagio Stasi, Direttore Commerciale Digital di 24Ore System, e al direttore Luca Sofri

di Cosimo Vestito
31 maggio 2019
il post

Dopo aver chiuso il 2018 con una raccolta a +10%, Il Post registra nei primi cinque mesi dell’anno un aumento del fatturato pubblicitario pari al 38%. Sul totale di questi introiti, le iniziative speciali incidono per oltre il 25%.

Secondo quanto dichiarato a Engage da Biagio Stasi, Direttore Commerciale Digital di 24Ore System, concessionaria del quotidiano fondato e guidato da Luca Sofri, l’obiettivo per il 2019 è raggiungere un incremento delle entrate da pubblicità di circa il 40%.

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Biagio Stasi

«Il Post è una piattaforma di elaborazione di notizie realmente moderna e attenta al target giovane. Il sito riesce a essere un polo di attrazione per tanti ragazzi e ragazze in età universitaria, lettori che poi, concluso il ciclo di studi, fanno ingresso nel mondo del lavoro e quindi al mercato dei consumi. I dati di traffico sono significativi, circa 500 mila utenti unici giornalieri, e si impennano considerevolmente proprio grazie agli articoli dedicati alla scuola e all’istruzione. Fin dalla sua nascita, il giornale ha riposto una cura estrema alla produzione dei propri contenuti. Per tutti questi motivi, posso dire che la sua linea editoriale funziona in perfetta sintonia con la nostra offerta», ha spiegato Stasi.

Il Post lancia un servizio di abbonamento

Il Post ha intanto lanciato un servizio di abbonamento. Si tratta di una novità assoluta per la testata controllata al 39% da ePrice, che cambia quindi il suo modello di business, finora basato principalmente sulla pubblicità display e sui contenuti sponsorizzati, introducendo una nuova fonte di ricavi.

I servizi e i contenuti aggiuntivi riservati agli abbonati sono, in questa fase iniziale, la newsletter, una minore quota di inserzioni e la possibilità di commentare gli articoli. Ma per il futuro sono previsti ulteriori extra.

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Luca Sofri

«In questi ultimi tre anni, la newsletter si è guadagnata un seguito importante, registrando di conseguenza una certa disponibilità al pagamento da parte dei nostri lettori», ha raccontato Sofri a Engage, «Per questa ragione ci è sembrata il primo capitale che potesse giustificare l’introduzione di una serie di servizi premium. La possibilità di commentare gli articoli rafforzerà ulteriormente il rapporto tra il giornale e gli utenti, anche considerando che quella della moderazione per noi è un’attività intensa che svolgiamo con massima attenzione. Sempre con l’intenzione di garantire una posizione privilegiata agli abbonati, prossimamente garantiremo loro l’accesso a ulteriori iniziative, come i podcast ed eventi online e offline. Ad ogni modo, non introdurremo un paywall, perché vogliamo continuare a rendere disponibili a tutti i nostri contenuti, raggiungendo il maggior numero di persone possibili».

Le ragioni di questa mossa, come si legge in una comunicazione rivolta ai lettori pubblicata sul sito del Post e come ribadito dal direttore del quotidiano, sono due: la prima deriva dalla necessità di fronteggiare il “preoccupante e universale declino” del modello di business basato sugli annunci pubblicitari, un modello che “ogni anno fatica di più a compensare i costi dei giornali”, la seconda riflette un processo di ascolto del quotidiano nei confronti dei propri lettori, che nel corso degli anni hanno esternato la disponibilità a pagare per dell’informazione di qualità.

Il costo dell’abbonamento mensile al Post è di otto euro mentre quello dell’abbonamento annuale è di ottanta euro.

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