Il Fatto, in autunno il lancio della tv; nel 2017 attesi oltre 4 milioni di ricavi adv

Editoriale Il Fatto porta intanto in edicola FQ MillenniuM, un nuovo mensile cartaceo monografico

di Lorenzo Mosciatti
04 maggio 2017
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Peter Gomez

Un nuovo mensile monografico di inchiesta, una piattaforma televisiva digitale a pagamento al via in autunno. Sono questi due tra i più importanti progetti messi in cantiere da Editoriale Il Fatto per il 2017. L’editore de Il Fatto Quotidiano, chiuso il 2016 con un fatturato in crescita e con il bilancio in utile per l’ottavo anno consecutivo, torna dunque a investire sulla carta e sarà in edicola dal 6 maggio con FQ MillenniuM.

cover-primo numero maggio 2017

«FQ MillenniuM», spiega Peter Gomez, direttore del sito del Fatto e ideatore del progetto, «è un mensile da collezione, stampato su carta pesante e pregiata. Un monografico aperto, con un tema portante che sarà approfondito in tutte le sue sfaccettature, prima con inchieste ed approfondimenti e poi con una parte più pop fatta di rubriche, interviste, reportage. Partiamo con un’inchiesta sulla marjuana e sulla legalizzazione delle droghe leggere».

FQ MillenniuM sarà in edicola il primo sabato di ogni mese in abbinata obbligatoria con Il Fatto Quotidiano con una tiratura di 120.000 copie, nel solo giorno di uscita a 5 euro, per restare poi in vendita tutto il mese allo stesso prezzo. Il lancio è supportato da una campagna pubblicitaria realizzata da Frame by Frame che coinvolgerà, oltre ai media del gruppo editoriale, Tuttosport e Corriere dello Sport, affissioni nelle principali città, sia su circuiti cittadini sia nelle principali stazioni metropolitane, stazioni ferroviarie ed aereoporti, spot radio da 30” (sulle emittenti RMC, RMC 2, 105 e Radio Città Futura), locandine e posizionamenti nelle edicole di tutta Italia. Lo slogan di lancio è “Trenta secondi? No trenta giorni. Riprenditi il tempo per informarti davvero”.

«Questa testata nasce perché vogliamo riportare i lettori alla carta», precisa sempre Gomez. «Gli articoli saranno pubblicati solo sul mensile, non su internet, dove siamo presenti con un blog ma non con un sito. E’ una scommessa: per questa ragione se FQ MillenniuM non dovesse funzionare non lo manterremo in vita. Una prima valutazione la faremo già dopo i primi 4 numeri».

La pubblicità digitale continua a correre

Il Fatto Quotidiano investe sulla carta dunque, ma raccoglie oggi gran parte dei suoi ricavi pubblicitari sul digital. «La testata ha chiuso il 2016 con un fatturato pubblicitario netto editore di 3,6 milioni di euro, in crescita del 20% sul 2015, di cui 3 milioni raccolti grazie all’offerta digitale, a sua volta in aumento del 40% rispetto all’anno precedente», spiega l’amministratore delegato Cinzia Monteverdi. «Di questi 3 milioni circa la metà arriva dalla vendita diretta, ovvero dal programmatic (seguita internamente dalla responsabile pubblicità Monica Belgeri), il resto dalla gestione degli spazi sul sito da parte della concessionaria AdUx», l’ex HiMedia. Ad occuparsi della raccolta pubblicitaria sul cartaceo è invece Sportnetwork, la società guidata da Aldo Reali che ha ottenuto l’incarico in sub-concessione da Publishare.

La pubblicità continua ad aumentare anche nei primi mesi dell’anno, prosegue Monteverdi. «E’ cresciuta nel primo trimestre 2017 del 10%, con il digital in aumento del 25%, e l’obiettivo è arrivare a fine anno con un fatturato di 4,2 milioni, di cui 3,5 provenienti dal digital». Senza contare FQ MillenniuM che, se le previsioni del budget saranno rispettate, «incasserà quest’anno circa 50.000 euro a numero per un totale di 300.000 euro». Sul primo numero, a fronte di una foliazione di 132 pagine, sono state 30 le pagine di pubblicità, frutto dell’investimento di 20 inserzionisti, «tra cui aziende che non avevano mai fatto pubblicità sino ad oggi sul cartaceo ma solo sul sito, come Intesa Sanpaolo». Per FQ MillenniuM l’obiettivo di diffusione è stato stabilito intorno alle 25.000 copie.

La forte crescita della pubblicità digitale dovrebbe permettere presto al sito del Fatto, «un prodotto che costa ogni anno circa 5 milioni di euro» di raggiungere il pareggio, anche grazie al buon andamento degli abbonamenti digitali. I sostenitori del Fatto Quotidiano, ovvero gli abbonati che con 60 euro l’anno hanno la possibilità di accedere a tutti i contenuti del sito senza pubblicità, sono oggi 40.000, in costante crescita. «Contiamo di arrivare a fine anno a quota 60.000», ha detto Peter Gomez. Gli abbonati al Fatto Social Club, l’offerta premium dell’editore al costo di 500 euro all’anno, sono invece poco più di un centinaio.

La nuova piattaforma televisiva al via in autunno

Intanto, il gruppo lavora al lancio dell’attesa nuova piattaforma televisiva, alla quale, contrariamente a quanto deciso in passato, non parteciperanno Michele Santoro e la sua società Zerostudio’s. «Abbiano avviato un nuovo ramo di attività dedicato alla produzione televisiva di cui mi sto occupando in prima persona insieme al capo progetto David Perluigi, già responsabile della web tv del Fatto Quotidiano», spiega Cinzia Monteverdi. «Proprio in vista di questa importante novità, abbiamo deciso di trasferirci in una nuova sede a Roma dove sono in fase di ultimazione in questi giorni gli studi di produzione».

La tv del Fatto sarà visibile sul digitale, sul mobile e sulle smart tv con un’offerta ispirata a Netflix e, dunque, ad un costo fisso al mese. «Proporremmo documentari, reportage, intrattenimenti, film. Tra i protagonisti ci saranno anche i giornalisti del quotidiano, da Marco Travaglio ad Andrea Scanzi, da Marco Lillo a Peter Gomez, ma non solo. Niente pubblicità, se non qualche operazione di product placement. Il modello di business si fonderà anche sulla vendita dei nostri format ad altre emittenti». La campagna pubblicitaria, in partenza nelle prossime settimane con i primi teaser dei programmi, porta la firma sempre di Frame by Frame.

No alla Borsa, sì a nuovi azionisti

Carta stampata, digitale, televisione ma anche altre attività, come i libri, con la collana PaperFirst lanciata nel 2016 sotto la regia di Marco Lillo, e l’organizzazione di corsi di formazione a Roma e Milano: l’offerta di Editoriale Il Fatto è dunque in continua evoluzione ed è sempre più articolata. Nel 2016 il fatturato del gruppo è cresciuto e dovrebbe aver superato i 26 milioni di euro con un utile di circa mezzo milione. Archiviato il progetto dello sbarco in Borsa sul listino AIM, «abbiamo preferito contare solo sulle nostre risorse per mettere in atto il piano industriale», precisa Monteverdi, la società non esclude invece «la possibilità dell’ingresso nel capitale di altri investori. Chi è interessato deve però sapere che non abbiamo intenzione di cedere la maggioranza e che la nostra autonomia viene sempre prima di tutto». I principali soci del gruppo editoriale sono Cinzia Monteverdi, il presidente Antonio Padellaro, Marco Travaglio, Peter Gomez, Marco Lillo, Chiarelettere, Edima, Grafica Veneta, l’editore Francesco Aliberti e l’ex magistrato Bruno Tinti.

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