IAB Italia “sfida” gli Ott con il Quality Index e la certificazione dei bacini pubblicitari

Il vice presidente Aldo Agostinelli e il direttore generale Daniele Sesini hanno fatto il punto a IAB Forum sul sistema pensato per valorizzare l’offerta dei publisher

di Andrea Salvadori
12 novembre 2018
sesini-agostinelli

In un mercato dove il 75% del giro d’affari è concentrato nelle mani di Google, Facebook e Amazon, «realtà che ancora oggi non si affidano ad enti terzi per la misurazione dei propri dati e dove spesso la brand safety non è garantita, il nostro appello non può che rivolgersi alle aziende: perché continuate ad investire su queste realtà, oltretutto sempre di più ogni anno che passa?». A lanciare la domanda provocatoria è stato, sul palcoscenico della sedicesima edizione di IAB Forum, Aldo Agostinelli, vice presidente di IAB Italia, facendo il punto sul progetto dello IAB Quality Index, il sistema di certificazione della qualità dei bacini pubblicitari promosso dall’associazione.

«In Italia», ha continuato Agostinelli, riferendosi anche al tema della web tax, «l’elusione fiscale dei giganti del web toglie ogni anno alle casse dello Stato svariati miliardi di euro. Si discute della mancanza di risorse per interventi legislativi come il reddito di cittadinanza e non si agisce per fare in modo che anche gli Ott paghino le tasse. Le istituzioni però non intervengono, le altre associazioni del settore della comunicazione continuano a non far sentire la loro voce, mentre gli editori dovrebbe sostenere le nostre battaglie e gli investitori chiedere anche agli Ober The Top una certificazione di qualità»

IAB Italia ha invece deciso di fornire agli editori del digitale uno strumento per certificare la qualità dei bacini pubblicitari e permettere così alle aziende che investono in pubblicità di poter contare su informazioni sempre più sofisticate sulla pianificazione delle loro campagne. «Lo scorso giugno IAB Italia ha deciso di iniziare a lavorare al progetto con i tre candidati che si sono presentati al beauty contest lanciato a fine 2017, ovvero ComScoreIntegral AdScience e Meetrics», ha spiegato Daniele Sesini, director generale di IAB Italia. Oggi, grazie al lavoro di questi operatori, siamo in grado di monitorare per due settimane consecutive, con cadenza trimestrale, i siti degli editori al fine di misurare la viewability, la brand safety, l’ad fraud, il cluttering e il rispetto dei principi lean. Al momento il monitoraggio avviene sul desktop e sul mobile browser ma in futuro contiamo di estenderlo anche alle app e all’Iptv».

Questo lavoro permette infine a IAB Italia di assegnare dei punteggi ai siti di quegli editori che decideranno di farsi certificare. «In questo modo i publisher potranno presentarsi alle aziende e ai centri media con un sistema di certificazione valido sia per le pianificazioni pubblicitarie dirette e in programmatic. L’indice rappresenta per gli editori un parametro valido per valorizzare la propria offerta, perché gli investitori hanno l’opportunità di accertare che i propri investimenti vengano associati a contesti di qualità».

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