Google, nuovi strumenti per la privacy. Più controllo agli utenti su dati e pubblicità

Mountain View sta lanciando la funzione opt-in “Ads Personalization”, che fornisce agli utenti un maggiore controllo sul tracking attraverso il nuovo sito myactivity.google.com, e al tempo stesso potenzia le capacità della multinazionale di mostrare agli utenti annunci efficaci

di Simone Freddi
29 giugno 2016
google-headquarters

Google cambia la sua politica sui dati degli utenti, dando a questi ultimi la possibilità di avere, se lo vorranno, maggior controllo su quali pubblicità visualizzare e dove.

Il tutto attraverso il nuovo sito myactivity.google.com, un’interfaccia che riassume con estrema precisione le azioni svolte, sia sul motore di ricerca che attraverso i dispositivi Android connessi all’account, senza dimenticare quelle su Gmail e attraverso gli altri servizi del gruppo.

Un portale che, se da un lato conferma come BigG abbia una perfetta conscenza della vita digitale dell’utente, dall’altro attraverso la funzione “Gestone attività” fornisce un maggiore controllo sul tracking, permettendo di abilitare o disattivare in qualsiasi momento il salvataggio delle informazioni, semplicemente agendo su uno slide.

Nel corso delle prossime settimane, miliardi di utenti inizieranno a visualizzare una notifica di Google via Gmail o Chrome che li informa di un’aggiornamento sulle politiche sulla privacy e della possibilità di attivare la funzione opt-in “Ads Personalization“.

L’attivazione di tale opzione darà a Google la possibilità di usare le informazioni raccolte attraverso i propri servizi e i dati di navigazioni raccolti attraverso i siti e le app partner di Google (ossia quelli che utilizzano le piattaforme pubblicitarie di Google), per ricevere “annunci rilevanti” su tutti i dispositivi e sia sui siti di Google che su siti e app partner. Di contro, gli utenti hanno la possibilità di avere totale controllo sulle informazioni raccolte attraverso il sito myactivity.google.com, e quindi partecipare attivamente a tale processo di personalizzazione.

La scelta di puntare su una funzione Opt-in per il controllo dei dati (a differenza di Facebook, per esempio, che offre strumenti analoghi ai suoi utenti, ma in modalità opt-out), può essere letta come un tentativo di Google di rispondere alle critiche rispetto alle sue pratiche in tema di privacy, oltre che come un tentativo di rispondere, attraverso un’operazione di trasparenza, anche al fenomeno crescente degli ad blocker.

Non è tutto, però. Le nuove impostazioni sui dati introducono infatti un’altra novità che promette di rendere la pubblicità di Google ancora più efficace: da sempre, infatti, Big G tiene i dati raccolti sugli utenti in differenti silos. Le informazioni raccolte mentre gli internauti sono negli strumenti di Google – le ricerche, i video di YouTube per esempio – sono stati tenuti separati dai dati sulle pagine e delle applicazioni web visitate.

Ora non più: con le nuove impostazioni, i dati raccolti in entrambe le situazioni dovrebbero essere integrati nella stessa computazione, e ciò dovrebbe dare un’ulteriore spinta alla sua attività pubblicitaria di Mountain View.

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