Google, il “filtro” pubblicitario di Chrome sarà esteso in tutto il mondo

Big G rende noti alcuni risultati dell’iniziativa lanciata circa un anno fa in Europa e Nord America con la Coalition for Better Ads, e annuncia che la portata del progetto verrà ampliata a livello globale

di Alessandra La Rosa
10 gennaio 2019
Google-Chrome

Circa un anno fa, il 15 febbraio 2018, Google ha avviato sul proprio browser Chrome un sistema di filtraggio degli annunci pubblicitari, volto a “oscurare” i formati considerati eccessivamente disturbanti per il pubblico. Inizialmente avviato solo in Europa e Nord America, quest’estate la società ha intenzione di portarlo nel resto del mondo.

In particolare succederà, a detta della stessa Google, il 9 luglio, quando Chrome comincerà a filtrare le pubblicità sui siti di tutto il mondo. A essere “colpiti” saranno i siti che useranno in modo troppo invasivo i 12 formati adv considerati “disturbanti” secondo i Better Ads Standard, i criteri di “accettabilità” della pubblicità digitale coniati dalla Coalition for Better Ads (CBA), organismo di mercato di cui fa parte anche Google.

Tra i formati incriminati, che per praticità vi riportiamo nell’immagine in basso, ci sono ad esempio i pop-up, i prestitial e i video in auto-play con suono attivo.

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Come funziona il filtro di Chrome

Ma come funziona, in effetti, il filtro di Chrome? Il browser “osserva” le pagine web visualizzate all’interno del programma per verificare la conformità della pubblicità e, se nota che un sito eroga ripetutamente annunci intrusivi, dà ad esso un “periodo di grazia” di trenta giorni per adeguare i suoi formati e richiedere un’ulteriore revisione. Nel caso in cui questa seconda verifica non viene superata, il browser cessa di mostrare gli annunci di quel sito. Una singola pubblicità “fastidiosa” non basta, comunque, a far scattare il filtro: l’oscuramento si verificherà infatti solo se un sito eroga questi annunci su più del 7,5% delle proprie pagine nei primi due mesi seguenti l’entrata in vigore del programma, sul 5% nei seguenti quattro mesi e sul 2,5% nei mesi successivi.

Tra le campagne bloccate potranno esserci anche quelle provenienti da piattaforme pubblicitarie della stessa Google. Anche gli annunci display sul sito desktop di YouTube saranno sottoposti a verifica.

L’andamento del progetto

In attesa della data di espansione del progetto, Google ha intanto reso noto l’andamento dell’iniziativa nelle aree di attuale attività. Al 1° gennaio 2019, due terzi degli editori i cui annunci non erano prima conformi ai Better Ads Standard lo sono adesso, e la pubblicità è stata effettivamente oscurata solo in meno dell’1% dei siti.

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