Gedi, i progetti di Exor tra digitale e delisting

Filtrano le prime indiscrezioni sul progetto industriale che la finanziaria della famiglia Agnelli avrebbe in mente nel caso l’acquisizione dell’editrice de la Repubblica dovesse andare in porto

di Andrea Salvadori
02 dicembre 2019
John-Elkann
John Elkann

In tarda serata, dopo la pubblicazione di questo articolo, Cir ed Exor hanno ufficializzato l’accordo che permette alla finanziaria degli Agnelli di assumere il controllo dell’editrice de La Repubblica: qui i dettagli dell’intesa 

Nessuno spacchettamento, un progetto industriale volto a cogliere i vantaggi della rivoluzione digitale e il delisting dalla Borsa attraverso un’Opa.

Sarebbero questi i principali punti del piano di rilancio di Gedi a cui starebbe lavorando Exor. La finanziaria della famiglia Agnelli ha infatti presentato un’offerta per acquisire la quota detenuta dalla Cir della famiglia De Benedetti nel capitale dell’editrice de La Repubblica e La Stampa e diventarne così di fatto l’azionista di maggioranza.

In attesa di conoscere notizie ufficiali sull’operazione (il consiglio di amministrazione di Cir convocato per prendere in esame l’offerta di acquisto di Exor si è chiuso nel pomeriggio e il mercato è in attesa di una nota ufficiale), quello che trapela da fonti vicine alla famiglia Elkann è che l’acquisizione di Gedi non sarebbe “un’operazione nostalgica”, volendo così smentire l’ipotesi di uno spacchettamento delle attività del gruppo circolate in queste ore. Exor non sarebbe dunque intenzionata a vendere La Repubblica a Carlo De Benedetti (l’Ingegnere ha presentato lo scorso mese a Cir un’offerta per il 29,99%, quindi senza Opa, rispedita al mittente dai figli Rodolfo e Marco, dal 2012 alla guida della holding di famiglia) o a scorporare il polo radiofonico, tra le attività più redditizie di Gedi.

L’obiettivo della nuova proprietà, nel caso l’operazione dovesse andare in porto, sarebbe piuttosto quello di assicurare a Gedi condizioni di stabilità che consentano al gruppo editoriale di evolvere velocemente, puntando in particolare sul digitale, completando l’integrazione organizzativa e garantendo l’autonomia redazionale alle testate di Gedi, riportano sempre le fonti vicine agli Elkann, con la consapevolezza che il giornalismo di qualità avrà sempre un mercato.

Gedi controlla, oltre a la Repubblica e La Stampa, Il Secolo XIX, il settimanale l’Espresso, 13 quotidiani locali, un polo radiofonico e la concessionaria pubblicitaria Manzoni.

I numeri di Gedi

L’operazione dovrebbe passare attraverso un’Opa e il delisting da Piazza Affari. Oggi Cir detiene il 43,78% del capitale mentre Exor ha il 5,992%. Giacaranda Falck  e Carlo Perrone detengono neve rispettivamente poco più del 5%.

Gedi capitalizza circa 144 milioni di euro mentre sul fronte dei numeri l’ultimo bilancio, relativo ai primi nove mesi dell’anno, si è chiuso con ricavi consolidati in calo del 6% a 441,5 milioni di euro e una perdita di 18,3 milioni di euro, un risultato quest’ultimo su cui hanno pesato soprattutto gli effetti della cessione del 30% Persidera a F2i ed Ei Towers per 16,9 milioni, operazione tra l’altro finalizzata proprio oggi. Nel 2018 la società guidata dall’a.d. Laura Cioli ha registrato ricavi consolidati pari a 648,7 milioni di euro e un risultato netto consolidato negativo per 32,2 milioni.

La Cir sta cercando da tempo di uscire dal mercato editoriale e di cedere dunque Gedi, non più considerata un’attività core anche perché in perdita dal 2017. Prima della trattativa con Exor il gruppo ha ricevuto lo scorso aprile un’offerta dall’ex ad Telecom Flavio Cattaneo in cordata con il fondo Peninsula, mentre ad ottobre è arrivata la proposta di Carlo De Benedetti.

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