Gabriele Mirra, Coo Italiaonline «La quotazione è un’opzione tra tante. Il futuro dell’adv? Programmatic e progetti speciali»

Intervista al chief operating officer della internet company italiana, che conferma la possibilità di una nuova IPO per la società in tempi brevi. «Ma possiamo finanziare il nostro sviluppo anche da soli»

di Simone Freddi
26 febbraio 2015
Gabriele-Mirra-IAB-Italia
Gabriele Mirra

C’era anche Gabriele Mirra, chief operating officer di Italiaonline, alla serata finale del contest “Oscar del Cibo di Strada” di Cibodistrada.it, sito verticale nato la scorsa estate dalla collaborazione tra la internet company e l’esperto di gastronomia Mauro Rosati. L’evento, tenutosi a Milano – e in cui per la cronaca è stato premiato lo street chef palermitano Ninu U’ Ballerino – ci ha offerto l’occasione di parlare con Mirra di varie cose, dalla possibilità di un nuovo tentativo di quotazione per la internet company italiana, dopo l’IPO annunciata e poi ritirata lo scorso ottobre, ai piani di sviluppo della società fino alla visione del manager su un mercato pubblicitario online alla ricerca di nuovi equilibri tra tecnologia e creatività.

Gabriele, negli scorsi giorni il vostro azionista di riferimento Naguib Sawiris ha dichiarato che una decisione riguardo il possibile nuovo tentativo di quotazione sarà presa entro giugno. Riprendete quindi la strada di Piazza Affari?

«E’ una delle opzioni sul tavolo, anche se non l’unica. Come avevamo già detto lo scorso ottobre, quando a causa delle prospettive di mercato sfavorevoli abbiamo fatto marcia indietro rispetto all’IPO, abbiamo un piano di espansione che non è vincolato alla raccolta di capitali attraverso una quotazione. I nostri fondamentali sono solidi, Italiaonline non ha debiti, genera cassa, e possiamo finanziare le operazioni necessarie al nostro piano di sviluppo anche senza ricorrere al mercato azionario».

Quali sono le linee di crescita su cui state puntando di più?

La nostra strategia si basa sostanzialmente su tre asset: la tecnologia associata alla pubblicità nazionale, lo sviluppo di un sistema di testate verticali e il mondo della pubblicità locale e delle PMI, che costituiscono la spina dorsale del sistema-Italia.

A proposito di pubblicità. Al di là della contrazione generale degli investimenti causata dalla crisi, il mercato negli ultimi anni sta vivendo un rapido cambiamento determinato dal mutare dello scenario mediatico e tecnologico. Qual è la sua visione sul futuro?

A mio parere, l’advertising display nei formati standard sarà sempre di più gestita attraverso piattaforme tecnologiche e operazioni di Programmatic, che riducono gli spazi di inefficienza e nel medio periodo porteranno concreti benefici in termini di ricavi per chi può mettere a disposizione delle inventory di qualità, mentre la vendita “tradizionale” sarà orientata a sviluppare progetti tailor made per i singoli clienti, sviluppati ad hoc e a forte carattere consulenziale e progettuale.

Italiaonline come è posizionata sul mercato programmatico?

Al netto di Google e Facebook, credo di poter dire che Italiaonline è la media company che più di tutte ha creduto nel programmatic, entrando subito in questo mercato sin dai primi ad exchange. Oggi abbiamo imparato a sfruttare tutte le opportunità che offre questo mondo nelle sue diverse declinazioni, dall’open RTB ai private deal su quello che per noi costituisce il secondary premium.

La vostra società è anche uno dei fondatori di Gold5, la “superconcessionaria” per il video online che vede Italiaonline insieme a Manzoni, Banzai, Mediamond e RCS.

E’ un progetto ancora in fase di early stage, che stiamo sviluppando e in cui riponiamo grande fiducia.

Un commento sul 2015, che potrebbe essere l’anno della ripresa anche per la pubblicità. Dati ufficiali ancora non ce ne sono, ma stando alle dichiarazioni pubbliche di alcune concessionarie, e alle indiscrezioni di molte altre, questo primo bimestre non è stato affatto positivo per la raccolta.

Per ora noi siamo flat, ma confermo che in generale la partenza è stata lenta. Il mese di gennaio è stato penalizzato dal rientro tardivo dalle ferie natalizie, ma già a febbraio si sono visti dei segnali di ripresa che potrebbero confermarsi in marzo. Noi comunque siamo “condannati a crescere” e pensiamo di poter fare meglio del mercato anche quest’anno, com’è stato nel 2014».

 

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