Freeda, ricavi di 1 milione di euro. Il Ceo: «Diventeremo un media brand globale»

Ora la società editoriale social-first rivolta al pubblico femminile, fondata da Andrea Scotti Calderini e Gianluigi Casole, punta a quadruplicare il fatturato e diversificare un modello di business basato sul branded content

di Cosimo Vestito
14 maggio 2018
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Da sinistra, Gianluigi Casole e Andrea Scotti Calderini

Per colmare il divario comunicativo che intercorre tra le nuove generazioni e i media tradizionali è necessario un medium di nuova generazione, che rappresenti un credibile punto di riferimento per quei giovani immersi in una contemporaneità sottoposta a radicali e continui cambiamenti socioculturali, di cui le donne si stanno facendo coraggiose portatrici. È proprio a loro che si rivolge Freeda, la media company che con i suoi contenuti e il suo modello di business sta ridefinendo lo scenario editoriale digitale nel nostro Paese. Dopo aver costruito una massiccia presenza sui social network, e senza ricorrere a una testata giornalistica online canonica, la società ha chiuso il suo primo anno di attività con un fatturato di un milione di euro e pochi giorni fa è riuscita a ottenere finanziamenti per dieci milioni di dollari.

Si tratta di un evento rilevante per almeno due ragioni: la prima è relativa alla nazionalità, italiana, della start-up, la seconda riguarda l’industria in cui questa operazione è stata effettuata, quella editoriale, spesso ritenuta in crisi per le difficoltà riscontrate dagli operatori nell’adattarsi ai nuovi paradigmi imposti dal digitale.

La compagine azionaria di Freeda Media

Nell’azionariato di Freeda figurano il co-fondatore e Ceo Andrea Scotti Calderini, già responsabile del branded entertaimnent di FremantleMedia e Publitalia ’80, il co-fondatore e Ceo Gianluigi Casole, proveniente dal family office Holding Italiana Quattordicesima, Ginevra Elkann, e la holding Fw di Lorenzo Mieli e Mario Gianani. In seguito agli ultimi finanziamenti, sono divenuti soci anche il fondo francese Alven Capital, il gruppo italiano di investimento U-Start e altri business angel di diversa provenienza.

La società impiega al momento 60 persone in Italia e 20 persone in Spagna, dove grazie alla somma raccolta sono stati avviati i nuovi uffici. Nel nostro Paese, circa metà dell’organico si compone di persone impegnate nell’ambito editoriale e produttivo (autori, art director, video editor), la squadra marketing, che si occupa di analisi di mercato e della definizione della politica commerciale, rappresenta il 20% degli individui impiegati, mentre il personale restante si distribuisce tra comparto di sviluppo tecnologico, che attraverso strumenti proprietari si dedica allo studio dell’audience, business development e funzioni di staff.

«Abbiamo scelto la Spagna per internazionalizzarci in virtù della sua vicinanza geografica e culturale. È un banco di prova che ci consente di provare a scalare il nostro modello. Considerati i tempi, abbiamo già conseguito ottimi risultati in termini di engagement e contenuti. Ci sono 4,5 milioni di ragazze millennial potenziali in Spagna, 5,5 milioni in Italia e oltre 70 milioni in Sud America. Questo mercato fungerà infatti da ponte con l’America Latina, dove in futuro contiamo di espanderci», ha dichiarato Scotti Calderini.

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Il Management Team di Freeda Media

Un modello di business basato sui contenuti

Attraverso un modello di business basato principalmente sul branded content, Freeda si propone come partner per connettere le aziende ad un pubblico di ragazze e giovani donne, promuovendo la realizzazione femminile, la celebrazione della diversità e la collaborazione: «Puntiamo a costruire relazioni forti e durature con il nostro target. Per questo selezioniamo con cura i marchi a noi affini, con i quali condividiamo un sistema di valori preciso. Quando lavoriamo con le aziende ragioniamo in termini strategici, fornendo creatività e produzioni corredate da una pianificazione media garantita e da metriche definite», ha aggiunto il Ceo. Bellezza, cosmetica, moda e largo consumo sono i settori di appartenenza dei principali clienti della società.

Attualmente, è in fase di studio lo sviluppo di nuove fonti di ricavo, anche offline. Innanzitutto, l’apertura di un canale YouTube, prevista tra il terzo e il quarto trimestre dell’anno; la vendita di contenuti e format per terze parti, principalmente editori, piattaforme video on demand, operatori delle telecomunicazioni ed emittenti; la fornitura di prodotti e servizi orientati al consumatore e l’organizzazione di eventi sul territorio. «Il nostro obiettivo è essere distribuiti e fluidi», ha sottolineato Calderini.

Priorità ai canali social

L’approccio della media company si articola su cinque fattori: mobile, video, social, dati e creatività. Innanzitutto, i contenuti creati sono ideati e realizzati per essere fruiti dai dispositivi mobili, con un palinsesto composto per il 60-70% da filmati. Nell’ottica dell’editore, i social network costituiscono lo strumento primario per costruire il marchio e catturare l’attenzione degli utenti. Ma anche i dati rivestono grande importanza per la società, che li sfrutta per costruire contenuti guidati dalla forza della creatività.

In Italia, i profili Facebook e Instagram di Freeda hanno accumulato in poco più di un anno, rispettivamente, 1,3 milioni di “Mi piace” e circa 600 mila follower, con tassi di ingaggio tra lo 0,4-1% per Facebook e il 5-6% per Instagram. La presenza online dell’editore vanta inoltre una reach quotidiana di 3 milioni di persone, 21 milioni di profili unici raggiunti, di cui 15 milioni di individui di sesso femminile, e 30 milioni di visualizzazioni video al mese.

Forte dell’investimento, ora la società punta a quadruplicare o quintuplicare il fatturato per il 2018, e il team è già pronto per sostenere la crescita: «I nostri primi traguardi li abbiamo raggiunti grazie alla grande attenzione agli utenti e ai contenuti. Siamo riusciti a costruire un rapporto forte con il nostro pubblico grazie ad un modello editoriale diverso, alternativo. Ora abbiamo una grande responsabilità: soddisfare le aspettative dei nostri finanziatori e costruire un media brand per le donne di tutto il mondo», ha concluso Scotti Calderini.

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