Gli editori americani uniscono le forze contro Facebook e Google

Duemila publisher hanno deciso di far fronte comune per trattare coi due colossi su proprietà intellettuale, abbonamenti, ricavi pubblicitari e dati, chiedendo una eccezionale deroga all’Antitrust USA

di Alessandra La Rosa
13 luglio 2017
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Riuniti nella News Media Alliance, duemila editori statunitensi e canadesi (tra cui il New York Times, il Wall Street Journal e il Washington Post) hanno chiesto al Congresso USA una eccezionale deroga dalle normative antitrust per poter negoziare, insieme, degli accordi con i due colossi del web, Facebook e Google.

Oggi Facebook e Google dominano la distribuzione online di contenuti e la raccolta pubblicitaria su Internet. Secondo eMarketer, in USA Google e Facebook assorbono circa il 60% della raccolta pubblicitaria online. In Italia, recenti stime del Politecnico di Milano hanno rivelato che il peso dei due OTT dovrebbe passare quest’anno dall’attuale 67% a oltre il 75%. Le due società, inoltre, sono detentrici di fondamentali canali di distribuzione delle news, piattaforme dove gli utenti passano sempre più tempo, e di cui gli editori stessi non possono fare a meno per creare nuovi canali di diffusione delle loro notizie.

Per questo i proprietari di media hanno deciso di unire le loro forze, facendo fronte comune per avanzare richieste e proposte ai due operatori. In particolare, gli editori vorrebbero trattare con le due società per una maggiore protezione della proprietà intellettuale, per avere un miglior sostegno sul fronte abbonamenti e una più equa condivisione di ricavi pubblicitari e dati sugli utenti.

Gli editori hanno definito le normative antitrust americane in ambito media e giornalismo antiquate e controproducenti, e anch’esse responsabili di avere, non intenzionalmente, facilitato e protetto il dominio di Google e di Facebook, impedendo ai publisher di unirsi per presentare istanze e chiedere accordi con essi e dunque evitando l’ottenimento di cambiamenti necessari e importanti. La legge federale antitrust impedisce infatti ai concorrenti di coordinare decisioni aziendali e strategie di mercato.

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