Decreto Dignità: il divieto della pubblicità dei giochi ora vale per tutti gli operatori

Gli investimenti pubblicitari e di sponsorizzazione nel settore dei giochi sono stati stimati dal Ministero dell’Economia intorno ai 150-200 milioni di euro all’anno

di Caterina Varpi
15 luglio 2019
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Da ieri, 14 luglio, il divieto della pubblicità dei giochi è diventato realtà per tutti. A un anno dall’entrata in vigore del Decreto Dignità sono scadute, infatti, le ultime deroghe per i contratti stipulati prima del 14 luglio del 2018.

Il Decreto Dignità e le linee guida dell’Agcom

Il Consiglio dei Ministri aveva approvato il 12 luglio 2018, con entrata in vigore il 14, il Decreto Dignità che prevedeva alcune misure di contrasto alla ludopatia. Tra queste figura anche il divieto di pubblicità dei giochi, con esclusione della Lotteria Italia e dei contratti in corso per il massimo di un anno, e lo stop alle sponsorizzazioni dall’inizio del 2019.

Gli operatori che non si atterranno alla normativa rischieranno multe da parte dell’Agcom pari al 20% del valore della sponsorizzazione o della pubblicità e comunque non inferiori a 50mila euro per ogni violazione. I proventi così raccolti andranno ad alimentare un fondo per il contrasto al gioco patologico.

L’Agcom il 18 aprile ha approvato la delibera in cui sono segnalate le linee guida sul divieto di pubblicità dei giochi previsto dal Decreto Dignità. Queste prevedono lo stop alle sponsorizzazioni di scommesse sulle maglie dei giocatori di calcio e a bordocampo, l’inserimento di annunci pubblicitari legati al gioco nei programmi televisivi e nei film, il divieto di gadget, dell’organizzazione di eventi con premi, della pubblicità redazionale e quella, diretta e indiretta, effettuata dagli influencer.

Sono permessi invece, spiega Agipronews, i servizi di comparazione di quote, gli spazi quote nei progammi tv o web sportivi, l’esposizione delle vincite, i servizi di indicizzazione web, le comunicazioni commerciali business to business, le fiere destinate agli operatori del settore, le comunicazioni di responsabilità sociale, le campagne informative sui rischi del gioco.

150 milioni in meno all’anno per lo Stato

Secondo le stime del Ministero dell’Economia e delle Finanze, il divieto di pubblicità dei giochi potrebbe far calare il volume della raccolta intorno al 5% e potrebbe comportare così una riduzione delle entrate, a regime, pari a 150 milioni di euro l’anno. In particolare, il minor gettito nel 2019 sarebbe pari a 112 milioni, per poi andare a regime (nel 2020 e nel 2021) a circa 150 milioni. Gli investimenti pubblicitari e di sponsorizzazione nel settore dei giochi sono stati stimati dal dicastero, invece, intorno a 150-200 milioni l’anno.

Verso la riforma dei giochi

Il Decreto Dignità prevedeva anche che il Governo proponesse, entro sei mesi, una riforma complessiva in materia di giochi pubblici. La scadenza di metà febbraio non è stata rispettata dal Governo Conte. Il Sottosegretario al Mef, Massimo Bitonci, spiega Agipronews, ha però recentemente dichiarato in Parlamento che l’esecutivo sta ultimando la redazione di un disegno di legge delega con i principi per la riforma del settore.

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