Crimi: “Un contributo di solidarietà da concessionarie e centri media al Fondo per il pluralismo dell’editoria”

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria ha annunciato inoltre tetti alla raccolta pubblicitaria per la tv per “ridistribuire risorse nel sistema”

di Cosimo Vestito
14 settembre 2018
vito crimi

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Vito Crimi, intende rafforzare il Fondo per il pluralismo dell’editoria istituito da Luca Lotti e imporre alla televisione dei tetti per la raccolta pubblicitaria. Lo ha dichiarato in un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano.

La legge che ha istituito il Fondo prevede, tra le altre cose, un contributo di solidarietà dello 0,1% sui redditi delle concessionarie di pubblicità e dei centri media, ma il decreto che avrebbe dovuto fissarne i criteri, ha rivelato Crimi, non è mai stato varato. Adesso il sottosegretario intende applicare la norma prevista dal provvedimento: “Riapriamo subito i termini e già in legge di Bilancio procederemo a determinare le nuove tempistiche”, ha detto al Fatto.

Nel Fondo, sempre secondo la Legge 26 ottobre 2016, n. 198, confluisce anche l’extra-gettito proveniente dal canone Rai, ma solo in teoria, e infatti Crimi ha annunciato di voler intervenire per far sì che sia attuato anche questo punto.

Ulteriore tema discusso nell’intervista sono i finanziamenti pubblici all’editoria, che il sottosogretario ha il proposito di tagliare e rimodulare: “Innanzitutto vanno aggiustate le distorsioni, visto che circa il 30 per cento dei fondi va a 4-5 testate. Andrà individuato un tetto e modificate le modalità di erogazione”.

E per fronteggiare la crisi dei giornali, sostenendo gli introiti della stampa, Crimi vuole imporre dei limiti alla raccolta pubblicitaria della televisione, un meccanismo che avrebbe la conseguenza di “redistribuire risorse all’interno del sistema”.

Il sottosegretario, infine, non esclude incentivi pubblici alla domanda, come il sostegno agli abbonamenti o una piattaforma tecnologica che permetta al costo di una sottoscrizione la lettura di tutti i quotidiani, definita da lui stesso “Netflix dell’editoria”.

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