Il Coronavirus potrebbe costare a Fb e Google 44 miliardi di dollari di pubblicità

La società di analisi Cowen & Co abbassa le previsioni di fatturato 2020 per i due colossi digitali. Stessa cosa per Twitter e Snap. Meno esposta Amazon

di Alessandra La Rosa
26 marzo 2020
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L’emergenza Coronavirus sta facendo sentire il suo impatto sull’economia e, di conseguenza, anche sulla pubblicità online. E i big del mercato non ne sono immuni.

Secondo stime internazionali effettuate dalla società di analisi Cowen & Co, quest’anno il Covid-19 potrebbe costare a Google e Facebook – i due principali player della pubblicità digitale – ben 44 miliardi di dollari a livello globale.

Per il 2020, infatti, le entrate nette totali di Google sono stimate dalla società in circa 127,5 miliardi di dollari, 28,6 miliardi in meno (-18%) rispetto alle precedenti stime degli analisti. Quelle di Facebook, invece, ammonterebbero a 67,8 miliardi, in calo di 15,7 miliardi (-19%) rispetto agli ultimi forecast.

Già nei giorni scorsi, Facebook aveva ammesso che il suo business pubblicitario aveva cominciato a risentire degli effetti della pandemia: al cospicuo aumento di traffico ed engagement sulle sue property, infatti, non sta corrispondendo una crescita dei ricavi pubblicitari: le aziende, infatti, soprattutto le PMI, stanno spendendo meno in pubblicità sulla piattaforma, a causa del negativo impatto economico del Covid-19. Il social in ogni caso si riprenderà presto: secondo Cowen & Co il business pubblicitario di Menlo Park nel 2021 tornerà a crescere del 23% anno su anno a 83 miliardi di dollari.

La situazione non sarà diversa per altri social network: Cowen & Co ha ribassato del 18% le stime di chiusura 2020 di Twitter (la stessa piattaforma di microblogging prevede già un calo di fatturato per il primo trimestre), a 3,2 miliardi di dollari di ricavi stimati, mentre la raccolta pubblicitaria di Snap è stata ribassata addirittura del 30% rispetto all’ultimo forecast, a quota 1,66 miliardi.

Diversa la situazione per Amazon, “meno esposta” di altre grandi piattaforme digitali secondo gli analisti di Cowen & Co, visto che la sua pubblicità è per lo più legata alle ricerche di prodotti.

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